Protezione civile: la Sardegna si adegua per prima al nuovo codice e introduce l’allerta temporali

Pigliaru: «Meno incertezze nelle situazioni di pericolo» 

CAGLIARI. Un tempo erano sinonimo di fenomeno passeggero. Tuoni, fulmini e pioggia, poi ritornava il sole senza che necessariamente ci fosse danno da mettere in conto. Poteva capitare ma non era la regola. Ora è tutto cambiato, clima in primis: i danni causati dai temporali, molto più intensi e frequenti rispetto al passato, sono spesso permanenti. Per cose e persone. E non poteva essere che così vista l’incidenza dei cambiamenti climatici. Infatti sono proprio i temporali la novità del Piano regionale per il rischio idraulico, idrogeologico e da fenomeni meteorologici avversi.

La Sardegna è la prima regione italiana ad adeguarsi al Codice di Protezione civile nazionale in vigore dallo scorso febbraio 2018. La delibera di giunta è stata approvata martedì sera 8 gennaio e prevede uno schema flessibile ma preciso che prevede monitoraggi costanti dai territori, con la possibilità di mettere in campo subito e nei posti giusti mezzi e persone. Anche diecimila, se servono, in un lasso di tempo brevissimo. «Un coordinamento estremamente dettagliato è essenziale – ha detto il presidente Francesco Pigliaru –, perché davanti agli effetti di eventi meteorologici così acuti, alle conseguenze di cambiamenti climatici sempre più incalzanti, le vite si salvano quando non c’è incertezza nell’affrontare l’emergenza. Non ci devono essere dubbi nelle istituzioni ma nemmeno nella squadra chiamata ad intervenire né tantomeno nelle persone, che devono essere ben informate sul comportamento corretto da tenere nei casi di emergenza». Viene introdotta “l’allerta temporali” con codice giallo per temporali sparsi o codice arancione per temporali diffusi. Infine, accanto al codice colore per l’allerta ci sarà la fase operativa che potrà essere innalzata qualora dovesse essere decisa dalla valutazione del direttore generale e in base alle condizioni specifiche del territorio.

Il documento considera tutti gli aspetti: tra questi la descrizione del territorio regionale, i livelli di pianificazione di protezione civile, gli scenari di rischio, il sistema di allertamento, quello di comando e controllo e di salvaguardia del territorio. E poi le strutture operative, il modello di intervento per rischio idraulico e idrogeologico e per rischio neve e ghiaccio, il sistema informativo di protezione civile regionale e l'organizzazione della Colonna mobile regionale della Sardegna. Sarà – è stato spiegato ieri durante l’illustrazione del documento – la Prefettura ad avere la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale: «Il Piano regionale – ha precisato l’assessora della Protezione civile, Donatella Spano – ha una struttura fortemente innovativa per i modelli di intervento secondo le fasi operative di attenzione, preallarme e allarme e per emergenze di rilievo locale, regionale o nazionale». Ma c’è di più: « Il Dipartimento nazionale – ha continuato l’assessora – ha comunicato che il nostro documento costituisce un’ottima piattaforma di confronto e di riferimento per tutte le altre regioni che stanno predisponendo i loro piani». Donatella Spano si è soffermata sulle novità dell’allerta temporali, del modello di intervento per il rischio di neve e ghiaccio e sulla “formazione–informazione”.

«Il Piano – ha spiegato Sandra Tobia, direttore regionale

della Protezione civile – è strutturato per migliorare ancora di più l’operatività che abbiamo avuto modo di testare positivamente durante i recenti eventi, definendo ulteriormente le attività di tutti i soggetti che fanno parte del sistema di protezione civile regionale».
 

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