Nomine all’Ats, il manager Moirano: la politica non comanda

Il direttore generale dell’Asl unica: «Nessun nuovo incarico, solo ricollocazioni». E poi: «Io non prendo ordini ma faccio scelte tecniche legate al merito» 

SASSARI. Il primo paletto è questo: «La Giunta non fa le nomine di primari e direttori, la Giunta può nominare solo me». Secondo: «Non si tratta di nomine ma della ricollocazione di personale già in servizio sulla base della nuova riorganizzazione aziendale». Terzo: «Queste ricollocazioni e non nomine sono iniziate nel mese di marzo e andranno avanti sino alla primavera: quale sarebbe la coincidenza temporale con le elezioni regionali?». Fulvio Moirano, manager dell’Ats, l’Azienda per la tutela della salute, replica a chi – esponenti dell’opposizione ma anche della maggioranza in consiglio regionale – lo accusa di “prendere ordini” dalla politica sistemando le persone gradite nei posti chiave prima di un eventuale ribaltone alle urne. «Chi dice queste cose mi intristisce – commenta Moirano – perché pensa che siamo tutti uguali. Chi ha il sospetto ha il difetto, evidentemente prima era normale agire in questo modo».

Dottor Moirano, c’è stata ingerenza della politica nelle nomine da parte dell’Ats?

«Io sono il direttore generale e nessuno può dirmi chi devono essere i direttori o i primari. Se la politica pensasse di farlo commetterebbe abuso d’ufficio. Ma per fortuna non ho avuto questi problemi. E il fatto che la polemica arrivi non soltanto dalle forze di opposizione lo dimostra».

Si spieghi meglio.

«Significa che non abbiamo accontentato né scontentato nessuno, semplicemente abbiamo applicato le regole».

Fa discutere la tempistica, con un numero massiccio di nomine a poco meno di un mese dalle elezioni regionali.

«Si tratta di una strumentalizzazione bella e buona e facilmente dimostrabile. La riorganizzazione degli incarichi è iniziata nel mese di marzo, perché nessuno allora ha protestato. E per favore basta definirle “nomine”, perché è scorretto».

Significa che non ci sono stati nuovi “nominati”?

«Esatto: si tratta di professionisti già di ruolo che ricoprivano ruoli apicali. Sono stati ricollocati sulla base dello scenario mutato in seguito alla nascita dell’Ats. In Sardegna prima c’erano 8 Asl, ora la Asl è unica: è chiaro che questo comporta dei cambiamenti con un riassetto generale dettato dall’atto aziendale».

Chi ha deciso come effettuare gli spostamenti e sulla base di quali criteri?

«È stata seguita la procedura di legge con la valutazione dei curriculum e dei profili dei candidati da parte di una commissione tecnica. Per esempio per quanto riguarda le direzioni dei presidì ospedalieri, avevamo a disposizione 9 direttori di ruolo per 8 presìdi. Sulla base delle valutazioni fatte e dei punteggi assegnati uno è rimasto fuori ed è stato ricollocato all’interno del distretto sanitario con un incarico di pari importanza».

Le figure professionali presenti sono sufficienti a ricoprire gli incarichi?

«Il personale di ruolo ha naturalmente la priorità: il percorso prevede la ricollocazione di chi ha già i titoli per assumere gli incarichi previsti. Ma a volte i numeri non coincidono con un numero di posti da coprire superiore a quello dei concorrenti».

In questi casi si fa una ulteriore selezione interna o si bandiscono i concorsi aperti agli esterni?

«La procedura prevede che si bandiscano i concorsi ed è quello che abbiamo fatto per esempio per quanto riguarda i dirigenti delle farmacie ospedaliere: 12 posti da assegnare e solo 5 interni con i titoli. Per individuare gli altri 7 è stato fatto un bando di concorso aperto agli esterni».

Il piano di riorganizzazione quando sarà completato?

«L’obiettivo è chiudere per la prossima estate, secondo un cronoprogramma legato esclusivamente all’atto aziendale e non a scadenze elettorali come insinua qualcuno».

Tra le ricollocazioni fatte, una ha suscitato forse più polemica: è quella di Giuseppe Maria Sechi, già direttore generale dell’assessorato alla Sanità, ora direttore del presidio ospedaliero della Assl di Cagliari.

«Sechi è un direttore sanitario Ats in aspettativa. Il suo curriculum è stato valutato dalla commissione con il massimo punteggio. Era la figura più titolata per
ricoprire quel ruolo. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. O forse per il ruolo ricoperto all’interno dell’assessorato il dottor Sechi doveva essere penalizzato? Noi rispettiamo le regole e il merito delle persone, ma a chi guarda la realtà con lenti distorte questo non interessa».

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