La birra artigianale sarda è pronta a fare scuola

Porto Conte ricerche studia la coltivazione del luppolo e l’uso dei malti speciali. E il primo prodotto senza glutine finisce in vetrina sulle riviste internazionali

ALGHERO. I sardi amano la birra, si sa. Ora, però, cominciano a dire la loro anche nel campo scientifico in maniera autorevole. Tanto da diventare interlocutori tra i ricercatori del settore brassicolo se è vero che la prestigiosa rivista internazionale “European Food Research and Technology”, ha pubblicato i dati relativi a tre anni di osservazione sulle potenzialità di coltivazione dei luppoli in Sardegna in tre zone di riferimento: Alghero, Domusnovas ed Orosei.

Il progetto. Il gruppo di lavoro della Porto Conte Ricerche, coordinato da Luca Pretti ha visto coinvolti i ricercatori del centro di ricerca di Alghero: Mauro Forteschi, Mauro Fanari, Nicola Secchi e Manuel Zinellu, Maria Cristina Porcu del Cnr di Sassari ed il gruppo di lavoro di Stefano Buiatti dell’Università di Udine. Come si sa, la birra è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malti d’orzo, aromatizzata e amaricata con il luppolo. «I fiori di questa ultima coltura – dice Pretti – sono indispensabili nella produzione della birra e in modo particolare nelle moderne produzioni artigianali dove spesso rappresentano, tra le materie prime fondamentali, l’elemento caratterizzante». Dai dati finora osservati nelle coltivazioni sarde emerge una particolare attitudine a coltivare nella nostra isola le varietà americane del luppolo. E questo fatto apre importanti scenari per la qualità delle birre artigianali che si possono produrre in Sardegna. Con ricadute positive sia in termini qualitativi sia economici. «A tutt’oggi – prosegue Pretti – la coltivazione del luppolo nel mondo interessa 59mila ettari dei quali circa il 40 per cento negli Stati Uniti. In Italia i primi tentativi di coltivazione risalgono al ‘600, con buoni risultati sul piano della qualità. Tuttavia nel tempo, complice anche un certo appiattimento nell’offerta di birra da parte delle industrie, i produttori locali hanno preferito approvvigionarsi dai paesi europei vocati».

Chilometro zero. La quasi totalità delle materie prime utilizzata anche nei circa 40 birrifici isolani viene importata anche in funzione del fatto che i birrifici locali replicano le ricette degli stili birrari dove queste vengono prodotte (Repubblica Ceca, Germania, Belgio ed Inghilterra, USA). Nel tempo molti dei birrifici artigianali hanno manifestato interesse sulla possibilità di legare le loro produzioni al territorio, la qual cosa è stata realizzata con l’utilizzo di materie prime non preminenti (vari tipi di frutta). Al momento in Italia sono stati censiti 50 ettari destinati a luppoleto con una estensione media degli appezzamenti intorno al mezzo ettaro: numeri che però sono in costante crescita tanto che il Ministero delle Politiche agricole e forestali, lo scorso anno, ha istituito un tavolo tecnico con l’obiettivo di stabilire le migliori pratiche di coltivazione e di commercializzazione, nel quale è stato coinvolto lo stesso Luca Pretti. «Sul fronte delle materie prime per la produzione della birra presso il Porto Conte Ricerche – ribadisce Pretti – sono oggetto di progetti di ricerca di lungo periodo anche i cereali ed i malti da essi ottenuti per valutarne le performance tecnologiche in fase di produzione del mosto/birra e per la realizzazione di malti speciali. In questo senso sarà testato in questi mesi nell’impianto produttivo del centro un particolare tipo di malto ottenuto da una popolazione di Orzo sardo selezionato dalla professoressa Giovanna Attene dell’Università di Sassari».

La sperimentazione. Grazie ai progetti rivolti ai cosiddetti “consumatori speciali” è stata immessa sul mercato la prima birra artigianale gluten free prodotta in Sardegna. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali ed i protocolli sono a disposizione delle aziende che hanno partecipato al programma. Tanto che un piccolo produttore di Usini ha deciso di fare di questa tipologia produttiva il proprio core business.

Sempre nello stesso ambito, Porto Conte Ricerche ha acceso una collaborazione con la Onlus “Semi di Libertà” di Roma che è attiva in iniziative per il reinserimento lavorativo di detenuti attraverso il birrificio “Vale la pena” realizzando una birra gluten free dal nome “Gnente grane”. Il centro è attivo anche nell’ambito formativo avendo realizzato tra la fine del

2017 e la metà del 2018 i primi due corsi, per “birraio artigiano” in collaborazione con l’Agenzia formativa Skill-lab di Sassari. Sono stati formati 28 allievi attraverso 600 ore di lezione delle quali ben 118 sull’impianto produttivo e 181 di stage formativo presso i birrifici dell’isola.

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