Cagliari, il Tar salva il villino degli anni Venti

L'impresa che voleva demolirlo fermata da Soprintendenza e giudici

CAGLIARI. I bulldozer erano pronti, il villino anni Venti di via Sebastiano Satta 19 aveva le ore contate. Demolizione, com’è avvenuto nell’arco dei decenni in tutta la Sardegna, e spazio all’ennesimo edificio residenziale. L’impresa, la Sicot costruzioni, aveva tutte le carte in regola, comprese l’autorizzazione del Comune e il via libera della Soprintendenza architettonica. Poi, d’improvviso, è accaduta qualcosa: una documentatissima relazione storico artistica elaborata e firmata dalla funzionaria Antonella Sanna ha convinto prima l’ex soprintendente Fausto Martino e poi l’attuale Maura Picciau che quella vecchia villa, nata liberty con elementi Decò e virata al neoclassico seguendo la stella polare delle opere create da Gaetano Cima, andava salvata. Così il 7 novembre 2017 è partita la dichiarazione di interesse culturale storico artistico e con quella il vincolo, che ha fermato i lavori di demolizione ormai imminenti. Sembrava il solito braccio di ferro, con l’immancabile vittoria dell’impresa: tra Sassari, Cagliari e le altre maggiori città dell’isola si è perduta la memoria di quante costruzioni del primo Novecento siano finite sotto la benna di un Caterpillar in nome della modernità che avanza. Stavolta no: il ricorso al Tar presentato dallo studio Ballero per conto della Sicot è stato respinto dai giudici - presidente Marco Lenzi, estensore Grazia Flaim - e almeno fino alla pronuncia definitiva del Consiglio di Stato l’opera firmata dall’ingegner Carlo Piras per la famiglia Floris Marcello resterà in piedi, malgrado gli anni abbiano messo a dura prova una parte delle strutture interne, oggi dimora per piccioni.

I motivi della contesa non si possono esaurire in una cronaca, ma solo accennare. Incassato il vincolo e lo stop alla demolizione, i legali dell’impresa hanno negato con decisione gli elementi fondanti del provvedimento: quell’edificio, hanno sostenuto nel ricorso al Tar, non è un ibrido virtuoso di stili architettonici, non è unico ma comune a molti altri del periodo, si trova in condizioni tali da rendere impossibile un intervento di recupero. Di tutt’altro parare i magistrati amminisrativi, sulla scorta di una «disamina tecnico-scientifica tutt’altro che superficiale o contradditoria» come hanno sostenuto gli avvocati dell’impresa. Quel villino, destinato alla vita di più famiglie, racconta l’espansione storica di Cagliari ed è «l’unico - scrivono i giudici - che possiede una caratteristica propria, in quanto è il solo palazzetto nell’ampio circondario che abbia conservato l’originaria ampiezza del lotto con il giardino pertinenziale». Osserva il Tar: «Nell’insieme la Soprintendenza ha voluto tutelare l’immobile in quanto rappresentativo di una tipologia urbana ormai quasi scomparsa». Un edificio che «ha mantenuto pressochè immutata la sua struttura e le finiture, sono infatti originali
gli infissi, le pavimentazioni, i soffitti con pitture a tempera, la ringhiera in ferro battuto del vano scala». In quanto allo stato di degrado, più volte il Consiglio di Stato si è espresso a favore del recupero di immobili degradati. Insomma: stavolta il villino non finirà in polvere.

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