Il prezzo del latte: «Vicina la firma del patto»

«Proposta finale in via di emendamento dalla filiera, chi non la firma si assume delle responsabilità»

SASSARI. Tra le problematiche che più hanno impegnato l’assessorato all’agricoltura c’è quella del prezzo del latte ovino e del legame troppo stretto col pecorino romano, che ha provocato anche qualche tensione col mondo pastorale «ma mai sul piano personale, anche nei momenti più difficili» precisa Pier Luigi Caria. «Il prezzo non lo decide l’assessore – spiega l’assessore– Ho provato a mettere assieme la filiera per capire come porre fine alle oscillazioni del mercato che suscitano instabilità, ho coinvolto nei tavoli anche il settore bancario. Una cosa è chiara: non sono i pastori a dover cambiare registro, il rischio di impresa va ripartito tra tutti e non scaricato su di loro». Caria è convinto che occorra fare riferimento in partenza al prezzo medio del latte ovicaprino degli ultimi 5 anni (0,85 euro). «Abbiamo elaborato una proposta finale da emendare, molti degli attori della filiera sono già d’accordo – dice l’assessore – tra qualche giono dovremmo chiudere. Chi non firmerà si assumerà le responsabilità nei confronti di Regione e istituti di credito, che favoriranno chi sta nel sistema. E i dati sulla produzione di latte che abbiamo chiesto di fornire in occasione degli aiuti per le calamità si sono rivelati preziosi dando un quadro esatto del settore ed evitando voci incontrollate». Oilos: sinora tutti sembrano ignorarne il possibile ruolo: «L’accreditamento del governo è stato un obiettivo importante, che abbiamo stimolato con vari incontri a tutti i livelli. L’organismo interprofessionale latte ovino comprende tutta la filiera, ma all’inizio non c’erano governance e fondi. Ora si può strutturare per portare avanti le istanze». Anche nel settore suino Caria ritiene di aver dato un impulso: «Ci sono risultati da parte della giunta nella lotta alla peste suina africana, che ha innescato finalmente un cambio culturale sulla questione del pascolo brado». Qualche critica è arrivata sui limiti imposti alle produzioni a uso familiare, ma secondo Caria la quasi totalità di chi opera nel settore non avrà alcun problema con la normativa e nemmeno chi davvero produce per il consumo della famiglia: i 30 maialetti permessi
sono considerati sufficienti. Infine i cavalli: «Sono la storia della Sardegna, l’unica regione a crederci ancora e metterci soldi. Occorre salvaguardare i tre ippodromi e i centri di riproduzione. Poi occorrerà pensare ad attuare una riforma». (a.palm.)

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