Sanità: aumenta la spesa pubblica, ma i sardi sono in difficoltà

Secondo il rapporto del Crea il 9% delle famiglie fatica a pagare le cure mediche. L’isola è seconda nei finanziamenti. Arru: «Basta bugie in campagna elettorale»

SASSARI. Con la salute non si scherza. E non si scherza nemmeno con la sanità, neanche in tempo di campagna elettorale. Il sequel dello scontro a distanza tra il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, è stato acceso dalle indiscrezioni sul tredicesimo rapporto del Crea sanità, l’istituto di ricerca dell’università romana di Tor Vergata, pubblicate dalla Stampa. Nel report la Sardegna spicca per due motivi: l’elevata percentuale di famiglie in difficoltà economica, costrette ad indebitarsi per completare i cicli di cure, e l’altrettanto elevata spesa pubblica della Regione a sostegno del sistema sanitario. La situazione sarda si inserisce in un quadro nazionale che ritrae un Paese drammaticamente diviso in due. Da una parte il ricco Nord e dall’altra il povero e rassegnato Sud. Per dirla con i numeri, chi vive nell’area settentrionale del Paese arriva in media ai 60 anni in buona salute. La media scende di 5 anni se si considera il sud, fino a precipitare alla quota minima di 52 anni registrata in Calabria. Non va meglio se si considera l’aspettativa di vita che, secondo l’Osservatorio nazionale della salute, al Sud è scesa fino ai livelli registrati nel dopoguerra. I motivi sono nei ritardi della sanità pubblica, nei superticket da pagare e nella ridotta possibilità di ricorrere a visite specialistiche ed esami diagnostici.

Famiglie in difficoltà. Il dato è drammatico: il 9 per cento dei nuclei familiari sardi ha dichiarato di aver avuto difficoltà ad ammortizzare i costi sanitari. Numeri peggiori sono arrivati solo dalla Calabria (12 per cento), dalla Sicilia (10 per cento) e dall’Umbria (10 per cento). Ci sono poi 350mila famiglie – in tutta Italia – precipitate sotto la soglia di povertà perché costrette a utilizzare i risparmi per sostenere visite mediche o interventi improrogabili. Ma ci sono anche quelli che sono costretti a lasciar correre nella speranza di vedere tempi migliori e, così facendo, rimandano problemi che non è possibile affrontare nell’immediato con la sanità pubblica e mettono a rischio la salute.

I finanziamenti. È uno degli argomenti che hanno acceso la campagna elettorale per le suppletive e che riscalderanno quella per le regionali. L’affondo ha la firma del ministro Salvini che, da Oristano, ha parlato di sanità sarda allo sbando, chiusure di ospedali e presidi e di un impegno rivedibile da parte della Regione. Il rapporto Crea, però, metterebbe in luce dati capovolti. La Sardegna viene indicata come la seconda regione italiana per investimenti nella sanità mentre sarebbe l’Italia ad aver innestato la marcia indietro attuando una politica di definanziamento che avvicina la spesa pubblica a quella sostenuta nelle nazione dell’Est europeo. Secondo Crea, l’Italia spende il 31 per cento in meno rispetto ai pesi del blocco occidentale. «Stop alla campagna elettorale sulle balle – dice l’assessore Luigi Arru – circa l’8 per del Pil della Sardegna è utilizzato per finanziare

il sistema sanitario regionale; un finanziamento superiore a quello del 2012. La Sardegna, poi, è la seconda regione per spesa ospedaliera pro capite nel 2017 ed è seconda anche nella spesa sanitaria pro capite del 2017 registrata nelle venti regioni italiane», conclude l’assessore Arru.

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