Prima messa in limba per Sa die de sa Sardigna

Consegnati alla Conferenza episcopale regionale dodici testi: a breve il via libera. Tra le liturgie anche quella per il matrimonio, i defunti, il Natale e l’Epifania

SASSARI. I vescovi dell’isola procedono a marce forzate verso la celebrazione, interamente in limba, della messa del prossimo 28 aprile in occasione di “Sa die de sa Sardigna”. Lo scorso 11 dicembre la Conferenza episcopale regionale ha ricevuto i “moduli” di celebrazione richiesti per la preventiva approvazione, sempre in via sperimentale, di alcune liturgie eucaristiche-tipo, compresa anche quella del matrimonio, particolarmente attesa, in tutte le diocesi, da coppie che hanno deciso di optare per il rito in lingua sarda.

Nelle mani dei presuli la commissione di esperti – quasi tutti appartenenti all’associazione «Pregu in sardu», coordinati da Antonio Pinna professore emerito di Sacra Scrittura nella Facoltà Teologica della Sardegna – ha consegnato 12 moduli: uno per le messe quotidiane, uno con testi per una celebrazione di importanza civile (come Sa Die de Sa Sardigna), due moduli a tema Cristologico (sono i testi della Notte di Natale e dell’Epifania), uno per le festività della Madonna, due per il matrimonio da adattarsi alle diverse circostanze, due messe per i defunti, uno ciascuno per i patroni martiri, confessori e apostoli

Ai vescovi – giudici inappellabili della corrispondenza linguistica e concettuale delle parole in limba con quelle della messa in italiano – gli esperti hanno consegnato i testi in sardo raffrontati con quelli originali latini, greci o ebraici, e due colonne corrispondenti alle parlate del centro-sud e del centro-nord. Questa scelta, che tiene conto del carattere orale di ogni celebrazione liturgica, non intende interferire in altri dibattiti di ordine linguistico. I testi, una volta approvati, potranno servire da punto di riferimento per ogni eventuale e ulteriore sviluppo.

Tempi più lunghi di traduzione hanno richiesto i testi della messa “ordinaria”, con tre canoni e nove prefazi, e i moduli per il matrimonio (46 pagine) e i defunti (64 pagine), divisi in due parti, rito e lezionario, per potersi adattare alle diverse circostanze.

«Attenzione particolare – dice don Antonio Pinna – è stata data alla traduzione dei salmi, in modo da avere una traduzione più «inculturata», attenta cioè al modo ritmato del canto sardo. A volte, nella parlata centro-nord, si è preferito una traduzione cosiddetta più formale (in pratica più vicina alla già conosciuta traduzione italiana), mentre nella parlata centro-sud si è preferito adottare una traduzione cosiddetta più dinamica, oppure anche alternativa tra quelle discusse e possibili. Crediamo che possa essere anche un modo di rendere complementari, e non esclusive, le due parlate, portandole non solo ad arricchirsi a vicenda, ma anche a essere, proprio perché, viste insieme, una via privilegiata a scoprire la sovrabbondanza di senso del testo ispirato».

I vescovi sardi risolto il problema della messa in “limba”, per adesso solamente “ad experimentum”, daranno mandato alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna di tradurre la Bibbia con criteri scientifici cioè sulle lingue originali (ebraico e greco) e non su traduzioni italiane, in ogni caso secondarie anche se riconosciute ecclesialmente. «In quanto seria
operazione culturale, questa traduzione potrà essere pensata – aggiunge don Antonio Pinna – anche come prima tappa di quella «evangelizzazione inculturata» coerente con l’annuncio di un Gesù Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, di Nazaret ma anche, infine, nostro conterraneo».



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