I genitori: «È morta soffocata» Ma il corpicino non si trova

Il padre: «Uccisa da un boccone di cibo». Ma in un intercettazione dice: «Impiccata perché piangeva» Seferovic cambia versione: dice di avere bruciato la salma in un frigo, poi di averla gettata in un buco

CAGLIARI. Una lunga serie di contraddizioni e cambi di rotta nelle rivelazioni che Slavko Seferovic sta fornendo a polizia e magistrati sulla morte della figlioletta Esperanza, di 22 mesi, di cui è accusato assieme alla moglie Dragana Ahmetovic. Sostengono che la piccola è deceduta perché soffocata da un boccone di cibo, ma intanto ancora non fanno ritrovare il corpicino.

Nella mattinata di ieri il rom 28enne ha guidato gli investigatori nel punto in cui avrebbe bruciato la salma: un vecchio frigorifero abbandonato lungo la statale 130. Poi ha cambiato versione è ha raccontato di aver gettato il corpicino senza vita in un buco sulla strada provinciale 2 (la Pedemontana), sopra un ponte sul rio Cixerri vicino a Uta, facendolo scomparire nel corso d’acqua sottostante. Questi raccapriccianti particolari li aveva forniti al gip Massimo Poddighe nell’udienza di convalida del fermo. Per la mattinata di ieri il magistrato ha disposto il sopralluogo degli investigatori nel luogo indicato alla presenza dello stesso indagato, ma la scientifica non ha trovato elementi di conferma al racconto di Slavko Seferovic. Nella carcassa del vecchio frigorifero abbandonata in una cunetta, solo parzialmente bruciata, gli specialisti non hanno trovato tracce di resti umani, per quanto carbonizzati.

Alla richiesta fattagli sul posto da parte degli investigatori di fornire ulteriori precisazioni, il padre della povera Esperanza ha riferito che il giorno dopo aver distrutto la salma di Esperanza (era il 4 dicembre) era tornato in quel luogo sulla statale 130 per recuperare i resti bruciati del corpicino e portarli alla moglie, assieme alla quale poi li avrebbe dispersi in mare.

Poi, messo alle strette, ha cambiato nuovamente versione: «L’ho buttata già morta in un buco della strada sopra il ponte sul rio Cixerri». Altro sopralluogo della scientifica, ma anche qui nessun elemento di conferma. La convinzione maturata negli investigatori, diretti dal dirigente della terza sezione della squadra mobile “Reati contro la persona” della questura di Cagliari, Davide Carboni, così come quella del pm Guido Pani e del gip Massimo Poddighe, sembra essere quella che Slavko Seferovic continui a nascondere la verità.

Rimane però la certezza che sia stato lui a uccidere la piccola Esperanza con la complicità della moglie. Le intercettazioni tecniche e ambientali a cui era stata sottoposta la coppia già subito dopo che il loro furgone-camper era bruciato con dentro – dicevano loro – la bimba, quarto dei loro cinque figli, hanno svelato un retroscena agghiacciante: «L’ho impiccata, così non piange più», diceva parlando alla moglie. Avevano preparato una messinscena per sviare i sospetti: da subito una morte accidentale nel furgone bruciato, poi il rapimento
da parte di una banda di romeni per debiti di droga.

Nonostante le intercettazioni e altri elementi accusatori raccolti dalla polizia, continuano a sostenere che la piccola sia morta soffocata da un boccone di cibo. Ma non dicono perché e dove ne hanno nascosto il corpicino.

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