Insularità, appello ai parlamentari

Il comitato in pressing perché il Senato esamini la proposta di iniziativa popolare

SASSARI. «Il 6 novembre dell’anno scorso, il comitato per l’insularità ha festeggiato l’inizio dell’iter parlamentare con l’assegnazione alla commissione affari costituzionali. Da quel giorno che sembrava decisivo per la Sardegna, il silenzio più assordante è sceso sulla proposta di iniziativa popolare che chiede il riconoscimento del principio di insularità in Costituzione». Sono preoccupati, i promotori del comitato, che la loro azione sia stata fagocitata da un buco nero, quello del disinteresse o della burocrazia, o anche peggio. E per questo in una nuova lettera si rivolgono ai parlamentari sardi chiedendo loro «di rompere gli indugi e pressare pesantemente il Senato perché inizi immediatamente l’esame della legge».

E i timori sono anche peggiori: «Mentre noi ci accontentiamo degli annunci, il Veneto, la Lombardia e l’Emilia proseguono con determinazione nella loro strada col rischio che la loro richiesta di autonomia, ancora una volta, possa crearci ulteriori danni per le prevedibili diminuite risorse a disposizione della Sardegna» dicono in un documento Roberto Frongia, presidente del comitato per l'insularità, e Maria Antonietta Mongiu, presidente del comitato scientifico.

L’obiettivo è l’inserimento nella Carta costituzionale della dicitura «Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire una effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuabili e inalienabili». Per sostenerla è stata avviata una raccolta di firme che ha fatto registrare numeri di rilievo e che «abbiamo esteso a tutta l’Italia – dicono – perché l’insularità non può più essere un residuale “problema dei sardi” ma è questione di tutta la comunità nazionale».

I promotori spiegano che «la presa di coscienza di questi ultimi anni ha capovolto molti paradigmi e il percorso di consapevolezza porta molti sardi e molte sarde a dire agli altri italiani che il progresso non si costruisce con le elemosine, strappate o concesse, ma con opportunità e punti di partenza uguali a quelli di tutti i cittadini della penisola. Il talento non è infatti maggiore o minore di quello degli altri cittadini europei ma certamente le opportunità per metterlo a frutto e farlo diventare risorse sono del tutto diverse».

«Il vostro ruolo di rappresentanza impone
di guidarci nella più importante tra le sfide per il nostro futuro – scrivono infine Frongia e Mongiu – Da parte nostra, vi garantiamo che non sarete soli, ma avrete al vostro fianco un intero popolo che, questa volta andrà sino in fondo, senza fare sconti a nessuno». (a.palm.)

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