Le prime piante di bambù nelle campagne della Sardegna

Alla periferia di Mamoiada una coltivazione sperimentale della pianta cinese. Per gli esperti del settore la Sardegna potrebbe diventare il “bambuseto” d’Italia

NUORO. I pionieri, in provincia di Nuoro, sono stati i proprietari di un podere alla periferia di Mamoiada. «Avevamo alcuni terreni di famiglia ma, a parte l’orto e una parte destinata al pascolo, non erano del tutto utilizzati – racconta uno dei titolari, Franco Cataldo – E poi volevamo sperimentare qualcosa di diverso, qualcosa che, siamo convinti, potrebbe costituire la svolta anche per tante delle campagne sarde abbandonate e non utilizzate in modo produttivo». E così, nel novembre del 2017, in un ettaro circa di terra dell’azienda di famiglia, i Cataldo sperimentano per la prima volta in Barbagia la coltivazione del bambù. Il primo raccolto, dice uno dei titolari, arriverà non prima di altri due anni: questi sono i tempi previsti perché spuntino i primi “frutti”, ovvero i preziosi germogli e la canna di bambù che il mercato ricerca come l’oro, ma «la fiducia c’è ed è tanta, perché abbiamo visto che in altre parti d’Italia ha funzionato bene ed è stato parecchio produttivo».

C’è un luminare cinese del settore, del resto, che tutti conoscono solo con il cognome e il titolo, “professor Tan”, secondo il quale la Sardegna intera, e non solo la provincia di Nuoro, possono aspirare a diventare il “bambuseto” d’Italia, perché l’isola ha il terreno giusto, ha sorgenti cristalline e incontaminate, e ha livelli di inquinamento ridotti quasi a zero, soprattutto in alcune zone come il Nuorese. Lo racconta, con un pizzico di orgoglio, Gianni Solinas, olianese, che da qualche anno dopo aver abbandonato l’attività di consulente nel campo della bio-edilizia, si è lanciato anima e cuore in una vera scommessa: girare palmo a palmo le campagne dell’isola, trovare ettari di terreno incolto, non sfruttato a dovere, abbandonato, non pietroso e dotato di acqua, e convincere i proprietari che tra le vere scommesse per il futuro del settore agricolo, il business del bambù è in pole position e se ci si mette impegno e passione darà tante soddisfazioni.

Il suo progetto, finora, oltre all’azienda di Mamoiada, solo in provincia di Nuoro ha conquistato anche un’azienda agricola di Galtellì e una di Sorgono. Ma ci sono già diverse altre aziende di Galtellì, Austis, Sorgono, Bitti e Irgoli, che hanno manifestato interesse e che attraverso la Confimprenditori Sardegna cercano sostegno e i canali di contributi per poi potersi lanciare nella nuova avventura. «Crediamo in questa nuova idea – spiega il direttore della Confimprenditori Sardegna, Gianfranco Seddone, che proprio ieri sera ha organizzato un incontro a Nuoro per presentare il progetto insieme a Gianni Solinas – il nostro intento è quello di offrire agli imprenditori nuovi prodotti sui quali sviluppare mercati innovativi e generare posti di lavoro. Portare la coltivazione del bambù in Sardegna, già avviata in alcuni comuni dell’isola, dà nuove opportunità ad agricoltori e investitori. Crea opportunità di reddito green, in linea con le esigenze della società moderna e dell’ambiente. Dal germoglio di bambù si realizzano sott’olio, trifolati, creme spalmabili. Dalle canne, invece, si producono bevande energetiche, tè, cosmetici, mobili, oggettistica, e abitazioni antisismiche. L’investimento iniziale per questo progetto si aggira sui 30mila euro, ma già dal primo raccolto si viene ampiamente ripagati». «Il progetto funziona così – spiega Gianni Solinas, responsabile commerciale vivai dell’azienda Onlymoso e promotore del progetto in Sardegna – cerchiamo qualcuno che abbia un po’ di terreno, quantomeno un ettaro, e che voglia investire e credere in qualcosa di nuovo. Serve un terreno non pietroso e che abbia un po’ di acqua ha disposizione. Al resto pensiamo noi: per un ettaro di terreno facciamo arrivare 1200 piante madre. Le piante vengono collocate a 30 centimetri di profondità, e poi i rizomi si spandono. Dopo quattro anni, poi, arriva il primo raccolto. Lo ritiriamo noi, e negli anni precedenti assicuriamo anche tutta l’assistenza necessaria. Le piante madri che portiamo qui in Sardegna sono garantite: sono preparate e controllate da un team di esperti. Per il prodotto finale, dunque, ci vogliono quattro anni, ma il mercato c’è. Noi ci preoccupiamo che ogni ettaro piantato a bambù produca almeno 10mila kg di germogli all’anno. Il Consorzio bambù, che ritira i germogli, paga 2 euro ogni kg di germogli».

«Questo progetto
– aggiunge, in conclusione, Solinas – sta appassionando tanti agricoltori, nel Nuorese e in Sardegna. E potrebbe costituire la svolta per tanti ettari di terreno non sfruttato a dovere che abbiamo nell’isola. Da sardi dobbiamo capire che per crescere dobbiamo puntare ad altri settori».

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