Il pappagallo Antoneddu dal video con Gabbani al tribunale di Nuoro

Lo splendido esemplare, che sa parlare in sardo, ha un padrone ma una commerciante sostiene che è suo ed è scappato. La vicenda è finita davanti al giudice che ha disposto il sequestro dell’animale

NUORO. Antoneddu, ignaro di tutto, continua a svolazzare qua e là. Saluta in perfetto nuorese gli ospiti che vede varcare l’ingresso di casa, sgranocchia le sue nocciole preferite e impreca come un dannato se non lo riforniscono a dovere. Forse, ogni tanto, ricorda i profumi della natìa Grecia che 18 anni fa aveva lasciato per approdare in Sardegna, come dono speciale. E quando capita, lo conferma chi lo conosce piuma per piuma sin da quando era grande come il palmo di una mano, accenna pure a qualche frase ritmata in sardo del gioco della murra. Né disdegna qualche apparizione da vera guest-star nei video musicali.

Vedi “Pachidermi e Pappagalli” di Francesco Gabbani, girato a Golfo Aranci un paio di anni fa. «Antoneddu è un grande, per me è una persona, uno di casa, le mie figlie ci sono cresciute insieme», spiega, infatti, il suo padrone nuorese, Massimiliano Demontis, titolare della fattoria didattica e zoo-safari Barbagia Struzzi nella vallata di Su Tuvu tra Oliena e Orgosolo.

Antoneddu non lo sa, e nemmeno lo sospetta, ma da mesi ormai, almeno per le fredde carte della legge, non è più un pappagallo libero ma è sotto sequestro giudiziario. Ed è al centro di un processo che vede, su fronti opposti, due nuoresi. C’è una commerciante, Giovanna Serra, che sostiene sia suo, sostiene che sia il pappagallo che le era scappato dalla gabbia tempo fa, e c’è l’attuale proprietario, Massimiliano Demontis, che ribadisce in modo fermo: «Neanche per idea, Antoneddu è mio da ben 18 anni».

Ma per la giustizia, finora, Demontis, difeso dall’avvocato Barbara Corrias, è l’imputato. E per una norma precisa: aver detenuto il pappagallo senza possedere la documentazione necessaria. E nel mezzo, in questa vera e propria disputa per il pennuto, ci sono scappati, dunque, un processo – che ieri mattina è entrato nel vivo in tribunale – l’intervento del corpo forestale, la consulenza di un veterinario, e un miscuglio complicato di accuse, reazioni decise e sospetti. Come sia cominciata questa vicenda dai contorni tanto singolari, lo ha raccontato ieri in udienza il comandante della stazione forestale di Nuoro, Franco Licheri, intervenuto due anni fa, insieme ad alcuni colleghi dopo la denuncia di una nuorese.

«La signora Giovanna Serra – ha spiegato il comandante Licheri – lamentava lo smarrimento del suo pappagallo. Ci aveva riferito che era scappato dalla sua gabbia mentre lei la puliva, e la signora, tempo dopo, aveva appreso che c’era un pappagallo come il suo nella fattoria didattica Barbagia struzzi. Così siamo andati a verificare e abbiamo trovato il pappagallo chiamato Antoneddu. E da lì è cominciato il percorso per cercare di capire se Antoneddu fosse davvero il pappagallo scappato dalla signora». Che fanno, infatti, subito dopo gli uomini del corpo forestale? Portano Antoneddu, penne e piume, da un veterinario di Nuoro nella speranza che il professionista possa verificarne l’età esatta e capire se al suo interno avesse il microchip che lo poteva attribuire alla commerciante nuorese. «Non posso fare nulla, a meno che non me lo imponga il magistrato – risponde loro il veterinario – per scoprire il microchip dovrei fargli una radiografia o comunque praticargli un intervento che potrebbe essergli letale». E dunque niente, il mistero rimane.

«Il veterinario – ha spiegato ancora il comandante Licheri – ha precisato anche che era difficilissimo accertare con esattezza l’età del pappagallo. Noi sapevamo che quello della signora, al momento della scomparsa, aveva 13 anni. Mentre Demontis ci disse che il suo all’epoca ne aveva 16. Dunque le cose non combaciavano. L’animale, poi, non aveva il documento di accompagnamento ufficiale. Così lo abbiamo posto sotto sequestro e lo abbiamo lasciato a Demontis in quanto custode giudiziario». Il mistero di Antoneddu, dunque, resta intatto: lo scomparso è lui o non è lui? Per Massimiliano Demontis non c’è alcun dubbio. «Antoneddu è sempre stato con me – ribadisce – ce l’ho da 18 anni, dopo che me lo hanno donato. È cresciuto con le mie figlie

ed è uno di casa, davvero. Parla in dialetto, sa giocare a sa murra, dice anche le parolacce, sta con noi sempre. E quando capita, come è successo con Francesco Gabbani, diventa anche il protagonista di un video musicale. Per me è uno di famiglia, starà sempre con noi».
 

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