Delitto di San Teodoro, le motivazioni del giudice: «Ha ucciso con crudeltà»

Nuoro, il gup sulla condanna a 30 anni di carcere per il commesso biellese: «La relazione con Erika era in crisi da tempo, ma Dimitri non si rassegnava» 

NUORO. Anche in assenza della confessione, precisa il gup Mauro Pusceddu, «la tenuta del quadro indiziario era idonea comunque a sostenere la responsabilità (di Dimitri Fricano, ndr) oltre ogni ragionevole dubbio». Il giudice non ravvisa tuttavia l’aggravante dei futili motivi, né crede che l’omicidio di Erika Preti sia nato «per delle briciole di pane lasciate sul tavolo». Il motivo, sottolinea il giudice dell’udienza preliminare, «è la pura crisi di relazione, l’incapacità di Fricano di accettarla e di vedersi con gli occhi con i quali si percepiva ormai visto da Erika». In 39 pagine il gup Mauro Pusceddu spiega per quale motivo lo scorso 26 ottobre ha deciso di condannare a 30 anni di carcere il commesso biellese Dimitri Fricano per aver ucciso, il 12 giugno 2017, la fidanzata Erika Preti, nella villetta che avevano affittato per una vacanza a Lu Fraili, vicino a San Teodoro. C’era stato un violento litigio, quel giorno, tra i due fidanzati, ma la loro, come era emerso in più occasioni, era una relazione sfilacciata ormai da tempo. Lo stesso gup, nelle motivazioni della sentenza, fa accenno alle difficoltà della relazione.

«C’è qualcosa che gli sfugge di mano – scrive il gup riferendosi a Dimitri – ed egli non sa come gestirla se non annullandola nell’unico modo in cui riesce ad affermare il possesso della eterno sulla vita di Erika». E se, da un lato, per il giudice, non sussiste l’aggravante dei futili motivi, dall’altro, invece, «sussiste l’aggravante della particolare crudeltà».

«La dinamica dell’azione – spiega – è quella di un accanimento sul corpo della donna del tutto espressione di azione violenta sovrabbondante allo scopo e caratterizzata per un numero enorme di coltellate (oltre cinquanta secondo Mingioni, oltre trenta secondo i consulenti di parte, ma la sostanza cambia davvero poco) ed evidente anche dall’esito finale, ovvero dal doppio scannamento della ragazza».

La morte di Erika, rileva il gup, non è arrivata all’esito di una «dinamica esplosiva», lunga poco più di un secondo. Tutt’altro: «Abbiamo un numero di coltellate tale da circoscrivere la vicenda in uno sviluppo che può essere durato molti minuti (anche cinque minuti, se passati a infliggere coltellate, sono un tempo enorme che in quel contesto offrono infiniti spazi per fermarsi e che invece non vi sono stati».

Nell’atto di uccidere, da parte di Fricano – scrive il gup – c’è stata anche «molta energia, molto “volere” necessario per quel duplice scannamento. Insomma l’azione denota una volizione forte e radicata». Di qui, dunque, la condanna del giovane

biellese a 30 anni con il rito abbreviato. Una condanna sollecita dalla Procura e dagli avvocati di parte civile, Lorenzo Soro e Chiara Soro, che hanno rappresentato a giudizio i genitori di Erika, sempre presenti alle udienze del processo. (v.g.)


 

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