il futuro delle centrali elettriche 

«Pellet bianco dopo il carbone»

L’ipotesi di Ep in vista dell’addio al combustibile fossile entro il 2025

SASSARI. L’uscita dell’Italia dal carbone entro il 2025 e la riconversione della centrale elettrica di Fiume Santo impongono scelte chiare per la Sardegna. «Il phase out prevede di utilizzare quale combustibile di transizione il metano – sottolinea Massimiliano Muretti, segretario della Cgil di Sassari – , in attesa che le fonti rinnovabili, quelle cioè che non usano combustibili fossili (il metano lo è, quindi produce CO2) siano adulte e certe». In effetti la Sen (Strategia energetica nazionale del 10 novembre 2017) e il Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima, del 31 dicembre 2018) evidenziano che per l’uscita dal carbone sono indispensabili quattro condizioni: la realizzazione di una linea elettrica sottomarina che colleghi la Sardegna alla Sicilia e questa alla penisola, costo stimato oltre 2 miliardi di euro; la presenza del metano infrastrutturato in depositi di Gnl e dorsale; una adeguata capacità di immagazzinamento di energia elettrica (batterie); una potenza termoelettrica installata di 400 Mw.

«Quattro condizioni che è difficile realizzare prima del 2025 – dice ancora Muretti – e comunque in tempo utile per permettere alla centrale di Fiume Santo di spegnere gli attuali gruppi, costruire un nuovo impianto a metano, senza lasciare al buio la Sardegna. Infatti, il cavo che dovrebbe costruire Terna non è stato progettato e la sua realizzazione è prevista a partire dal 2025. Sul metano in questi giorni viviamo di incertezze: per batterie e gruppo a metano valgono le stesse incertezze derivanti da mancata progettazione e dalle scelte politiche. Il rischio è che di fronte a scelte scoordinate e contradditorie si arrivi al 2025 senza una alternativa reale al carbone».

L’ipotesi presentata da Ep (anche nell’incontro di lunedì in Confindustria Nord Sardegna) prevede di sostituire il carbone con un combustibile non fossile e di ridurre le emissioni di CO2: «Si tratta di pellet bianco - dice Muretti – lo stesso utilizzato nelle abitazioni. Non è in contrasto con l’uso del metano che, quando disponibile, potrà essere utilizzato in un nuovo impianto. E sul metano è opportuno dire che le fonti rinnovabili, fotovoltaico ed eolico, non sono in grado di sostituirsi alle tradizionali e quindi dobbiamo attendere nuove scoperte e nuove tecnologie. Chi sostiene che la dorsale non va fatta, non sa di cosa parla o è in malafede. La dorsale
di Snam rientrerebbe nella rete nazionale e quindi garantirebbe il medesimo prezzo del resto d'Italia, inoltre interconnettendo i depositi di Gnl darebbe certezza della fornitura. Una condizione indispensabile per alimentare un impianto di produzione di energia elettrica».



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