Accantonamenti, è sfida: il Governo risponde in ritardo e con una semplice lettera per posta ordinaria

In ballo i 285 milioni di euro che la Regione non intende versare allo Stato, col consenso espresso della Corte Costituzionale

CAGLIARI. Si infittisce la vertenza tra Regione Sardegna e Governo sulla quota di accantonamenti previsti dalle finanziarie nazionali come contributo alla finanza pubblica. La risposta da Roma sulla richiesta della Giunta regionale è arrivata ieri 5 febbraio negli uffici dell'assessorato regionale al Bilancio, in ritardo rispetto al termine perentorio del 31 gennaio fissato dal Governo stesso per raggiungere un'intesa sul concorso alla finanza pubblica della Sardegna. Del tutto irrituale la forma utilizzata dal Governo.

La risposta, infatti, è arrivata tramite una lettera cartacea firmata dal ministro Giovanni Tria, che porta la data del 22 gennaio ma è stata spedita con posta ordinaria, tanto che ci ha messo quindici giorni per essere recapitata a Cagliari.

Non solo: la lettera fa riferimento al termine del 31 gennaio, scaduto da sei giorni, ma nessuno alla sentenza della Corte Costituzionale dell'11 gennaio, con cui i giudici danno ragione alla Sardegna e invitano il Governo a trovare un accordo equo in termini di accantonamenti senza esercitare «principi tiranni» per la necessità di salvaguardare le casse nazionali. Infine non contiene nemmeno l'indicazione di una data per un futuro incontro.

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