Maltrattamenti all’asilo: una testimone ritratta

Il processo alle due proprietarie dell’istituto “Casa dei bambini” di Capoterra. Urla, sculaccioni e metodi correttivi violenti. A denunciare fu un ex dipendente

CAGLIARI. Urla, sculaccioni e colpi sulle mani, acqua e cibo negati: le vittime sono gli alunni dell’istituto “Casa dei bambini Maria Montessori” di Capoterra, gli imputati di concorso in maltrattamenti si chiamano Atena Salonis (59 anni) ed Eulalia Demontis (35), madre e figlia, proprietarie dell’asilo d’infanzia dove tra il 2012 e il 2014 si sarebbero verificati fatti che vanno oltre i limiti del codice penale. Dopo una lunga inchiesta coordinata dal pm Liliana Ledda e condotta dai carabinieri di Sarroch e Capoterra, basata sulle testimonianze di genitori e maestre, il procedimento è approdato in tribunale, davanti al giudice Giampiero Sanna. Le imputate sono difese dall’avvocato Guido Manca Bitti.

Ieri è stata esaminata una delle madri che a suo tempo hanno denunciato i maltrattamenti, ma la sua versione dei fatti è cambiata: rispondendo alle domande del pubblico ministero la testimone ha raccontato che non fu il figlio a mostrare quando accadeva ai suoi compagni d’asilo usando un pupazzo, ma fu proprio lei, la madre, a lanciare un pelouche contro la parete e il bimbo ne fu impressionato.

La prossima udienza, fissata per il 9 aprile, sarà sentita l’ultima delle madri chiamate al processo come parti offese, due insegnanti e una stagista. Dopo di che saranno esaminati i testi della difesa.

I fatti al centro del processo sono gravi, considerata anche la tenera età delle presunte vittime: agli atti risulta il racconto di testimoni secondo i quali ai bambini venivano tirati i capelli, spesso venivano privati dell’acqua, della merenda e di tutto o parte del pranzo. Secondo quanto riferirono i testimoni alcuni bambini erano costretti a mangiare separatamente e costretti a dormire anche contro la loro volontà. Il caso giudiziario però si aprì in modo singolare: la madre di un bimbo telefonò all’asilo per chiedere dove si trovasse il figlio. Risposta categorica: «E’ qui che mangia con gli altri». Peccato che invece fosse già a casa: era tornato da solo. L’insegnante che aveva mentito venne licenziata, denunciata e indagata per abbandono di incapace, ma poi l’accusa cadde e proprio lei divenne la teste principale dell’accusa, raccontò dei maltrattamenti che avvenivano nell’istituto. I carabinieri installarono fra l’altro alcune telecamere all’interno dell’edificio per documentare i fatti, ma nell’arco di tre mesi non venne registrata alcuna immagine significativa. Ecco perché la testimonianza della donna, in programma alla prossima udienza, potrebbe avere un peso decisivo sul processo. Il pubblico ministero e l’avvocato di parte civile Antonella Piroddi dovranno cercare di ottenere dalla testimone
le prove dei fatti al centro del dibattimento.

Eulalia Demontis ha sempre respinto tutte le accuse, che a suo dire sarebbero state «messe in piedi da un’ex dipendente che agiva contro gli interessi della scuola, garantendo servizi privati alle famiglie in danno dell’istituto».

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