Andrea Murgia: «La nostra lunga marcia verso l’indipendenza»

Il candidato del polo autonomista in tour tra i paesi della Gallura. Con i sostenitori nel sito nuragico di Lu Brandali e poi l’incontro alla Maddalena

SANTA TERESA. Scarpe comode, zainetto in spalla e sorriso gentile. La vita da candidato governatore richiede una buona dose di energie, resistenza alla fatica e una inesauribile disponibilità al dialogo. Andrea Murgia affronta la campagna elettorale con il cuore da maratoneta e le gambe da centometrista. «L’altra sera eravamo a Sanluri, poi ci siamo trasferiti ad Aggius. Oggi Santa Teresa e La Maddalena, domani saremo a Tempio».

Murgia macina chilometri con leggerezza per far conoscere il progetto di Autodeterminatzione. Con orgoglio è riuscito a mettere insieme una fetta della galassia autonomista e indipendentista. Quasi un piccolo miracolo. «Sei partiti hanno rinunciato al loro simbolo storico perché si sono ritrovati in un progetto comune – dice davanti ai sostenitori arrivati di domenica mattina nel sito archeologico Lu Brandali –. Abbiamo fatto il contrario delle altre coalizioni. Che si sono inventate dei partiti e hanno messo candidati ovunque. Noi i nostri li abbiamo scelti per competenza, per la loro storia, per le loro battaglie. E insieme abbiamo deciso di fare un percorso comune. Che dovrà continuare anche dopo il 25 febbraio».

Il candidato governatore ci mette emozione e grinta mentre chiede il sostegno del voto nell’urna. E chi pensa che parlare di autonomismo e indipendentismo sia roba da capelli bianchi, sbaglia. I temi di una Sardegna che si autodetermina indossano anche jeans e sneakers. Ad aspettare Murgia sotto uno splendido sole di febbraio, tra le antiche pietre di Lu Brandali, ci sono anche diversi giovani. Tutti sotto i 30 anni. A loro in particolare, la distanza di Santa Teresa da Cagliari sembra davvero enorme. E su questo punto Murgia insiste. «Vogliamo scrivere la storia di una Sardegna unita e indipendente, ma non centralizzata a Cagliari. Un programma di autogoverno come il nostro non può concentrarsi su Cagliari. Una Regione che vive solo sul capoluogo è una Regione che lascia sole La Maddalena come Santa Teresa, le estremità nord dell’isola. Qui vengono a chiedervi i voti, però poi si dimenticano di voi».

Parole chiave che vengono pronunciate anche alla Maddalena. Tutto rilanciato sui social. Dirette Facebook, foto e hashtag. Dietro la telecamera lo storico leader di Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu. 68 anni e l’ entusiasmo di un ragazzino. Ma è il giovane Marco a postare in real time le immagini della giornata sui social. «Mi raccomando scrivi Santa Teresa Gallura, senza di – gli raccomanda Murgia –. Che qui ci tengono. È un segno di identità importante». E ancora. «Marco è tardi. Dimmi quando dobbiamo andare che ci aspettano alla Maddalena. Lo sai, il candidato è sempre in movimento».

Murgia non perde mai i modi cortesi. Anche quando le lancette dell’orologio gli impongono di accelerare. «Abbiamo poco tempo, ma Lu Brandali lo voglio visitare». Il sito con nuraghe e tomba dei giganti è un piccolo grande orgoglio del territorio. Lo sa bene anche Murgia che proprio alla gestione dei beni archeologici e museali ha dedicato la prima scheda del programma. Per lui visita con spiegazioni in lungunesu, variante locale del gallurese. «Questo sito è a carico delle persone che lo gestiscono – ricorda –. Eppure sono 14mila i visitatori ogni anno. Se si riuscisse a risparmiare l’Iva che paghiamo allo Stato italiano, si potrebbero finanziare siti come questo. Il nostro progetto prevede la costituzione di un ente, Nuraghes, per gestire e aggiornare in modo costante il sito Sardegna cultura. Ma soprattutto il Sardigna pass, una biglietteria regionale unica che metta a sistema tutti i siti».

Alla fine della visita Murgia riceve anche il saluto del sindaco, Stefano Pisciottu. Il primo cittadino, seppure candidato con Zedda, non rinuncia all’ospitalità istituzionale. «Un bel gesto – commenta Murgia –. L’ho molto apprezzato». Riparte la corsa verso Palau. Traghetto, pranzo alla Maddalena in rosticceria e incontro con i sostenitori. Qui è il tema della sanità a infiammare il dibattito. «Noi quella riforma sanitaria che ha chiuso i Punti nascita e tagliato i servizi a Tempio e La Maddalena non l’abbiamo votata. Hanno contrabbandato il Mater Olbia come riequilibrio della Gallura, senza dire che è un travaso dei servizi degli ospedali che già ci sono. Con la differenza che il Mater Olbia non ha pronto soccorso ed è una struttura privata finanziata con soldi pubblici. Dicono che sia un ospedale di eccellenza e nemmeno è aperto. Non basta che le stanze abbiano il bagno in camera per definirla tale. La pretendiamo quella eccellenza e vigileremo».

Infine l’appello. Cuore e passione. «Speriamo che i sardi capiscano la bontà di questo progetto e ci premino – conclude –. Noi andremo avanti, costruiremo, lavoreremo, perché ci sono persone come voi che da sempre credono in tutto questo e non si sono mai arrese. Arriverà il momento in cui questo progetto sarà maturo. Costruiamolo insieme. Fino a che non diventerà governo della Sardegna».
 

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller