Sardinia green island, lettera a Di Maio

Lavoratori e sindacati: senza il decreto sulle rinnovabili salta il progetto di Uta

ASSEMINI. Una lettera al ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio in cui gli chiedono un incontro sul loro futuro per cercare di accelerare una soluzione della vertenza Sardinia Green Island. L’hanno spedita ieri i lavoratori dell’azienda insieme ai sindacati, riuniti ieri in assemblea. L’obiettivo che si pongono è anche quello del più complessivo sviluppo dell’area industriale di Assemini. Al ministro pentastellato chiedono di sottoscrivere un accordo di programma e dar seguito all’atteso decreto sulle energie rinnovabili. Ieri mattina si sono riuniti in assemblea proprio per discutere le azioni da intraprendere.

Spiega il segretario Filctem Cgil di Cagliari, Giampiero Manca: «I tempi sono stretti e con le imminenti elezioni che porteranno alla formazione di una nuova Giunta si rischia di perdere inutilmente altri mesi. Il rinnovo degli ammortizzatori è finalizzato alla ripresa lavorativa perciò è indispensabile agire in fretta». Per questo chiedono a Di Maio un incontro urgente con Regione, sindaci, sindacati e azienda. Nella lettera ripercorrono la lunga storia della vertenza che ha gettato nel disagio cento lavoratori e le loro famiglie, nel contesto di un territorio già pesantemente minato dalla crisi, con 8000 disoccupati solo nel comune di Assemini. Le risposte che si possono dare – scrivono – sono legate al rilancio complessio dell’area industriale con attività produttive che siano compatibili dal punto di vista economico e ambientale, partendo proprio dalla soluzione della vertenza dei lavoratori ex Ineos Film, oggi Sardinia Green Island.

Ricordano che la società Ineos Films, che operava ad Assemini nel settore pvc rigido per alimenti dagli anni Novanta, decise di chiudere nel 2009 a causa di una flessione di mercato. Dopo diverse iniziative e occupazioni da parte dei lavoratori, l’azienda fu rilevata dall’imprenditore Alberto Scanu, attuale presidente di Confindustria, con l'intento di riassorbire i dipendenti nel settore delle energie rinnovabili. I lavoratori vennero formati ma nessuno dei progetti presentati dalla società andò in porto. Oggi è in campo la possibilità di avviare un impianto solare termodinamico a Uta, compatibile con il
piano energetico regionale, che prevede l'autoconsumo al 50% e la produzione agroalimentare. Senza il decreto sulle rinnovabili però, il percorso autorizzativo si è arenato. Da qui la richiesta al ministro Di Maio affinché affronti la questione della ripresa produttiva. (a.palm.)

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