Save the Children: sarde e italiane le bombe lanciate nello Yemen

Petizione perché non si riforniscano più i Paesi che le usano contro i civili

ROMA. Sono circa 6.500 i bambini rimasti uccisi o feriti in Yemen dall'inizio, tre anni fa, del conflitto tra lealisti appoggiati dall'Arabia Saudita e ribelli sciiti Houthi. E le prove raccolte nel Paese documentano che alcuni resti delle bombe esplose in zone civili, su case e villaggi con bambini, portano il codice A4447 che riconduce a una fabbrica di armi in Sardegna, la RWM.

La denuncia arriva da Save the Children, nel suo ultimo Rapporto 'Stop alla guerra sui bambinì, che lancia una petizione per chiedere «al Ministro degli Affari Esteri di fermare immediatamente l'esportazione, la fornitura e il trasferimento di materiali di armamento alla Coalizione Saudita, armi che uccidono i bambini yemeniti e che quando anche sopravvivono, distruggono il loro futuro». «Non possiamo renderci complici della morte di migliaia di civili inermi e di bambini, vendendo armi a Paesi che violano palesemente il diritto internazionale e i diritti dei bambini», spiega Valerio Neri.

La RWM ITalia S.p.A., si legge nel Rapporto, è una fabbrica di armamenti parte del conglomerato industriale tedesco della Rheinmetall. La principale attività è la produzione di sistemi antimine, munizioni e testate di medio e grosso calibro. La compagnia ha sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento

produttivo a Domusnovas, in provincia di Carbonia- Iglesias, in Sardegna. L'utilizzo di ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre di fabbricazione italiana da parte dell'aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall'Onu.

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