La Sardegna che produce, ecco le prime mille aziende

La classifica delle imprese sarde: al primo posto la Saras

SASSARI. C’è una Sardegna che produce e si rimbocca le maniche giorno dopo giorno, cercando di uscire dalla palude della crisi. Il Top 1000 delle aziende isolane, in omaggio oggi con la Nuova Sardegna, fotografa una realtà produttiva in crescita, anche se con una geografia interna particolare fatta di grandi poli da una parte e tante medie e piccole realtà dall’altra. La presentazione dell’iniziativa, ieri pomeriggio nella sede della Nuova, ha messo a confronto i protagonisti dell’economia sarda, che hanno portato le loto eccellenze e anche le loro difficoltà.

«Lo stato della Sardegna non si può certo evincere solo da questo – ha detto il direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, introducendo la serata –, per esempio stiamo vivendo un periodo difficile con la vertenza dei pastori sul prezzo del latte. Sono convinto che la soluzione si debba trovare con la trattativa e non con gli assalti. E un altro elemento significativo è che chi deve decidere, a livello nazionale ed europeo, spesso non lo fa. Un altro punto debole è l’incapacità di fare squadra, fattore che invece è decisivo su tanti fronti. Perché per il resto ci sono progetti e idee e anche tanti soldi europei che la Regione è stata brava a trovare in questi anni». Sicuramente la Sardegna è viva: «Anche noi abbiamo un nuovo modo guardare il territorio e le aziende – ha detto Gianni Vallardi, amministratore delegato di DBInformation, società editrice della Nuova Sardegna –. Sono cambiate tante cose e guardiamo con molta attenzione ai protagonisti del territorio». «Tra mille difficoltà, in un momento nel quale tutto sembra nero, fa piacere vedere che comunque c’è la capacità di stare sul mercato» ha voluto sottolineare il sindaco di Sassari, Nicola Sanna.

Il lavoro, condotto insieme al Cerved e all’Università di Sassari, è stato minuzioso, ha spiegato Pierluigi Rubattu, responsabile del settore Inserti e Cultura della Nuova Sardegna: lo scorso anno erano state “esaminate” le prime 500 aziende, quest’anno si è scelto di raddoppiare passando al setaccio un “range” di fatturato che va dagli 8 miliardi di euro della Saras ai due milioni e 700mila euro dell’ultima in classifica: «Più che un censimento, è un tentativo di raccontare la Sardegna attraverso il grande lavoro del Cerved e dell’Università di Sassari». Il rettore Massimo Carpinelli ha voluto sottolineare proprio il ruolo dell’Università in questo particolare momento: «Le opportunità ci sono e non sono poche – ha detto – noi facciamo il possibile cercando di fornire al sistema produttivo un quadro e un riferimento a tutti. Un’altra cosa sulla quale stiamo lavorando e il rapporto con l’industria, che negli anni scorsi questa Università aveva un po’ trascurato con un atteggiamento di chiusura. Invece bisogna aprirsi, magari puntando sulla costruzione di distretti di alta tecnologia». Andrea Carosi, docente dell’Università di Sassari, ha poi spiegato il percorso che ha portato al Top 1000: «Un gruppo di lavoro di sei persone ha condotto un’analisi globale, con due “focus” su settori trainanti che sono l’agroalimentare e il turismo». «I dati sono del 2017, i più recenti disponibili – ha aggiunto il collega Alberto Ezza –. Quell’anno tutto il paese ha registrato una crescita dell’16 per cento e anche la Sardegna ha seguito il trend, anche se meno del paese. I dati rilevanti sono che la metà del fatturato sta nelle prime otto aziende. Abbiamo preso in esame tre “cluster”: oltre i 50 milioni di fatturato, tra i 10 e i 50 milioni e sotto i 10. Tutte queste aziende hanno il segno positivo. Una situazione “polarizzata” con grosse aziende e tante piccole realtà. E a crescere sono state soprattutto le medie imprese. Limitato invece l’apporto delle start-up, il 94% delle quali si trova tra Sassari e Cagliari».

Poi la parola è passata ai veri protagonisti della classifica. La Saras, dominatrice assoluta, è stata rappresentata dall’avvocato Simona Berri che ha voluto ricordare «il nostro forte radicamento nel territorio, dove sappiamo anche di ricoprire un ruolo delicato. E non tutti conoscono la nostra attenzione all’impatto ambientale. Uno studio ha anche dimostrato che possiamo esprimere un grande valore per l’isola, non solo economico ma anche culturale». «Il nostro fatturato è aumentato in un anno del trenta per cento – ha dettoManlio Longinotti di Abinsula – ed è importante sapere che le aziende ci forniscono le idee sulle quali lavorare. Inoltre il nostro fatturato sono le persone: se cresce, vuol dire che sono aumentate le persone che lavorano con noi». Più critico invece Pasquale Manca, della San Giuliano Alghero: «L’aggregazione in Sardegna non funziona, bisogna far crescere le imprese

con campioni regionali e aziende-pilota. E non credo ai prodotti di nicchia, è un falso mito che bisogna sfatare: il mercato è controllato dalla pancia, chi controlla la pancia controlla anche la nicchia. Se poi devo segnalare una criticità, bene, quella sta nella burocrazia regionale».

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