Tregua armata per il voto: gli allevatori tirano il freno

Saltato il vertice di Tramatza, la contrattazione riprenderà dopo le elezioni

SASSARI. La vertenza ripartirà dopo il voto. Nel mondo dei pastori, però, si respira la stessa incertezza che ha accompagnato tutta la protesta. Oggi, infatti, gli allevatori si sarebbero dovuti incontrare a Tramatza per decidere la nuova linea d’azione, anche in vista del voto di domani. La convocazione è stata però subito revocata dagli stessi pastori, che hanno annunciato un incontro con il prefetto di Sassari, Giuseppe Marani. Poi la seconda smentita: l’incontro con il prefetto ci sarà ma non oggi. La protesta, perlomeno quella ufficiale, dovrebbe ripartire dopo il voto, come ha chiesto il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Garantirò la libertà e il diritto di un voto trasparente, pacifico e democratico. Penso che sia l’ultimo degli interessi dei pastori e degli allevatori bloccare il voto di domenica, anche perché ormai quasi ci siamo. E poi in questi giorni hanno dimostrato tutti buon senso, quindi non penso che nessuno faccia qualcosa di strano domani. Non è un appello – aggiunge – è un grazie per come si sono comportati i pastori nei giorni scorsi e per come si comporteranno nei prossimi giorni».

L’attacco agli industriali. Intanto la delegazione di allevatori che giovedì era a Roma ha diffuso un comunicato dai toni decisi: «Il comportamento degli industriali è inqualificabile. In una situazione di emergenza economica e sociale in cui le aziende stanno mettendo a rischio reddito e bestiame per colpa della mancata programmazione da parte dei trasformatori e, in particolare, degli industriali che sono responsabili del 60 per cento della sovrapproduzione di Pecorino romano, si permettono di non partecipare al tavolo dopo aver fatto una proposta che prevedeva un miserabile aumento dell’acconto a 72 centesimi senza alcuna garanzia di arrivare ad almeno un euro, come richiesto da più di mille allevatori nell’incontro di Tramatza». Il comunicato, poi, descrive la delusione degli allevatori che si sono sentiti snobbati dalla controparte: «Ci siamo seduti al tavolo portando una proposta ragionevole ma non l’abbiamo potuta discutere perché gli industriali non si sono presentati. Se dovessero continuare a snobbarci saremo costretti a chiedere l’annullamento dei contratti per la palese violazione dell’articolo che “vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi compresi, prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione». La guerra, dunque, potrebbe trasferirsi dai presidi ai tribunali.

La Regione. La Giunta ha deliberato per un’ iniziativa a favore dell’export agroalimentare, con priorità ai prodotti della filiera del latte ovino. È stato quindi integrato l’aggiornamento del programma di internazionalizzazione e autorizzato l’utilizzo dei fondi Por 2014-2020 per favorire la penetrazione nei mercati esteri delle produzioni di Pecorino romano, Pecorino sardo e il Fiore sardo. Il progetto complessivo, da realizzare in collaborazione con l’Ice, verrebbe orientato sui mercati sudamericani, in particolare quello dell’Uruguay, ma anche verso Canada, Cina e Giappone e altri Paesi che saranno definiti
in corso d’opera. In stand by anche la valutazione sul rafforzamento delle strategie in corso sui mercati in Francia, nel Regno Unito e in Germania. Per quanto riguarda il Pecorino romano, la Regione punterà a incentivare l’export di un nuovo prodotto, con stagionatura di lunga durata.

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