A Fonni il vivaio di trote più grande della Sardegna

La scommessa di un giovane imprenditore alle pendici del Gennargentu. La produzione attuale è tra i 9 e i 12 quintali ma l’idea è di quintuplicarla

FONNI. Il paradiso (sardo) della trota e della pesca sportiva alla trota è alle pendici del Gennargentu. A Fonni, in località Padru Ebbas, un giovane imprenditore locale ha preso in mano le redini dell'azienda di un amico di famiglia, luogo frequentato da appassionato ospite in precedenza. «Ho rilevato l'azienda circa quattro anni fa dopo la chiusura. Il vecchio proprietario ha deciso di lasciare, io ho voluto riaprire – dice Stefano Serusi – L'attività è giovane, la trota è prodotto che attualmente si lavora pochissimo in Sardegna. Al momento questo è l'allevamento più grande dell'isola come quantitativo di vasconi, con in più l'opzione pesca sportiva».

Tra commercio e passione. Serusi è infatti l'unico titolare, responsabile e custode di un piccolo paradiso chiamato La Troticoltura, portatore sano d'una passione che in meno di un lustro ha preso forma di progetto con ampi margini di crescita. A poco meno di dieci chilometri dal paese di Fonni, il più alto dell'Isola con i suoi 1000 metri sul mare, lungo la strada che si snoda sino a Nuoro con sullo sfondo le montagne ancora bianche di neve invernale, Stefano ha costruito il suo presente ispirandosi al passato e guardando dritto al futuro. Alleva trote, le commercia. «Allevo principalmente trote iridee, pescate al momento e poi vendute al minuto e all'ingrosso nei centri del circondario». Di più: offre una opportunità a chi già pratica o vuole avvicinarsi alla pesca sportiva. Un cartello sulla strada rimanda alla mission aziendale, ma l'esperienza per quanto semplice e immersa nella tradizione, è molto diversa, più intensa rispetto a quel che può apparire.

Pesca in quota. Percorrendo una stradina si arriva ad un piccolo caseggiato immerso in un verde spogliato dalla stagione del freddo ma desideroso di riesplodere al primo sole di fine inverno. Altri cartelli, all'ingresso della struttura, ribadiscono il concetto ma lo sguardo va oltre, supera il vecchio recinto messo lì a separare la zona dell'esercizio commerciale da quella dedicata all'allevamento e alla pesca sportiva, e punta dritto all'acqua. C'è un laghetto, e c'è una costruzione in legno collegata a un'isoletta artificiale da un ponticello di legno. Lungo le protezioni, bordo acqua, diversi salvagente vintage e retini da pescatore, oltre a piccole tazze in latta da utilizzare come porta esche. Sotto il pelo dell'acqua le trote, quelle più grandi ad arrivare sino agli 800 grammi: un bel divertissement per chi cerca un avversario da sfidare con la canna da pesca.

Pesce a chilometro zero. Per ambientazione sembra d'essere in Louisiana, affascinante e avvolgente, e invece è “solo” l'ospitale centro Sardegna. «Consolidato l'esistente ora voglio ampliare l'attività e diversificare il lavoro – spiega il titolare – I fondi ricevuti mi sono stati utili ad ammodernare l'impianto dopo il disuso. L'ho rimesso in sesto, ora occorre svilupparne le potenzialità». Il via vai di macchine non si arresta. Arrivano dal paese, dai paesi vicini e da Nuoro: vogliono le trote che, puntualmente, Stefano Serusi va a recuperare dalle vasche. Torna indietro con un carrello su rotelle pieno d'acqua e di pesci ancora vivi, guizzanti. Dal produttore al consumatore, il chilometro è sotto lo zero. Tanto che l'acquirente spesso chiede di vedere dove e come tutto si compie. Stefano al momento acquista avannotti, li fa crescere curandosi che le condizioni siano le migliori possibile per lo sviluppo. L'impianto è alimentato dall'acqua di un fiume che intanto scorre al lato delle vasche. C'è addirittura una cascatella, mentre un termometro – che in settimana segnava fra i 5° e i 10° – è indicatore di temperatura e buona riuscita. In vasche enormi s'agitano le trote, risvegliate dal colore del secchio rosso colmo di mangime e abituate a mangiare a orari prestabiliti: il gesto della mano di Stefano Serusi è quasi una chiamata alle armi, rispondono tutte e agitano la superficie quasi come fosse una battaglia.

Margini di crescita. Un gatto vigila distratto sulle operazioni, mentre poco distante, in vasche più piccole, i pesci vengono selezionati per dimensione e “pescati” per la vendita al minuto. Massima cura per le centinaia di inquilini di quell'enorme condominio d'acqua e cemento: sono la risorsa più preziosa a disposizione di Stefano, prezioso bene da immettere sul mercato. «Produzione? I numeri sono ancora bassi, ma possono e devono crescere. Partiamo dai 9 ai 12 quintali l'anno, ma il traguardo raggiungibile è quello dei 40-50 quintali». L'obiettivo è incrementare, razionalmente, la produzione. La fatica non spaventa, e nemmeno le tante

ore di lavoro settimanale. Stefano Serusi vorrebbe arrivare a far partire l’attività dalle uova. E vorrebbe «realizzare un'area verde da picnic in cui le famiglie possano venire a pescare e cucinare subito dopo il pescato». L'anima commerciale si fonde con quelle votata alla ricettività.

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