Solinas: "Con me la Sardegna sarà di nuovo felice"

Intervista al neo governatore: La guida dell'isola vale più di tanti privilegi romani"

Presidente Christian Solinas, auguri di buon lavoro. Cominci però col confessare qual è il suo peggior difetto.
«Pretendo molto in primo luogo da me stesso e sono esigente fino al limite dell'apparire eccessivamente perfezionista. Non sono spigoloso, ma, oggettivamente, anticipando sempre un credito di fiducia nei confronti dei miei interlocutori, se questa viene tradita non riesco ad essere più lo stesso nel seguito dei rapporti. Tollero poco le sgrammaticature nei rapporti personali e politici».

Si rifaccia, un suo pregio è?
«Saper ascoltare con attenzione ed interesse i bisogni e le aspettative della gente per tradurle in azioni politiche concrete. Ho anche un buon carattere in dotazione unito alla tenacia nel raggiungere gli obiettivi, con garbo e senza alzare i toni del confronto più del necessario».

leggi anche:


Aver vinto a mani basse è una responsabilità in più: le attese aumenteranno.
«Avverto per intero l'onore e l'onere che i Sardi mi hanno affidato con questo risultato lusinghiero e sento una responsabilità in più nei riguardi della storia del mio partito: siamo gli eredi dei reduci della gloriosa brigata Sassari e portiamo sempre nella testa e nel cuore i 13.602 nostri giovani che non sono tornati dalla Grande guerra».

Però dicono che all’inizio, facesse resistenza. Salvini insisteva: Christian, devi candidarti.
«No, per un sardo e per di più sardista come me la guida della nostra amata terra vale più di qualsiasi privilegio romano. Rinuncio senza rimpianti ai ritmi più confortevoli, alle indennità ed alla maturazione del vitalizio senatoriale».

A proposito: senza il Grand tour di Salvini in Sardegna, il centrodestra avrebbe vinto lo stesso?
«Matteo è un amico oltre che un alleato politico. Ha fatto un grande lavoro, garantendo una presenza ed una vicinanza non solo formale alla mia candidatura. La Lega ha ottenuto un ottimo risultato ed ha contribuito ad un successo netto ed inequivocabile di una coalizione ampia e composita, con ben undici soggetti politici e civici che si sono ritrovati su un programma condiviso, di discontinuità e cambiamento rispetto al passato. Questa coalizione, arricchita da tante forze di ispirazione locale ed autonomistica, rappresenta un interessante laboratorio politico».

Il Psd’Az ha raddoppiato i voti.
«Personalmente, il nostro risultato mi ha commosso ed inorgoglito, perché premia una linea politica che ho intrapreso e difeso con fermezza insieme ad una maggioranza coesa nonostante critiche ed attacchi smisurati e spropositati. Siamo il primo partito in tanti comuni della Sardegna e questo può essere un lievito prezioso per costruire una crescita strutturata che ci porti ad essere sempre più un punto di riferimento sicuro per i Sardi come accade per la SVP in Alto Adige, per l'UV in Valle d'Aosta e per la stessa Lega in molte regioni del Paese».

Nella storia sardista sarà ricordato come il successore di Mario Melis, un mito. Teme il confronto?
«Mario Melis è stato un grande presidente del popolo sardo ed è a pieno titolo nell'ideale "pantheon laico" di noi sardisti, insieme ai grandi protagonisti della nostra secolare storia. Sarà un riferimento sicuro nel mio operare e spero di dimostrare nei fatti di essere all'altezza di Mario e dei suoi insegnamenti».

Allora il Psd’Az era un partito indipendentista. Lo è ancora?
«Il Psd'Az nasce federalista in tempi non sospetti nel 1921, diviene autonomista nel secondo dopoguerra ed imprime una svolta indipendentista nei primi anni '80 con i Congressi di Porto Torres e Carbonia. Siamo sempre stati un'avanguardia ed abbiamo saputo interpretare i tempi. Guardi il calendario, siamo nel 2019 e non è pensabile usare lo stesso linguaggio di trenta o quarant’anni fa. L’indipendentismo oggi ha ragioni e significati nuovi, pretende in primo luogo una declinazione in termini economici e culturali: senza l'indipendenza economica è difficile anche solo postulare maggiori spazi di autogoverno. Oggi occorre riaffermare i propri diritti, la propria cultura, la propria identità, avere riconosciuti e compensati gli svantaggi strutturali dell'insularità per aumentare il Pil della Sardegna e con esso il benessere e la ricchezza dei sardi. Da qui dobbiamo partire per una vertenza serrata con l’Italia e con l’Europa».

Ai sardi, una volta eletto, ha promesso: tornerete a essere felici. Sveli come ci riuscirà.
«Credo che la politica debba preoccuparsi della felicità del proprio popolo. Questo significa restituire ad ogni sardo l'orgoglio e la dignità di poter abitare quest'Isola meravigliosa trovando opportunità di realizzazione personale e professionale senza dover emigrare per un tozzo di pane: felicità vuol dire alzarsi la mattina e avere la certezza di un lavoro, di non essere prigionieri di un’isola scollegata dal resto del mondo e da paese a paese, significa avere una sanità che funziona, vicina ai pazienti, una rete di ospedali efficiente e integrata nel territorio».

Vertenza pastori. La guerra del latte finirà?
«Appena prenderò possesso dell’incarico, convocherò le parti. Una soluzione equilibrata va trovata fra le legittime richieste dei pastori e quelle economiche di chi trasforma il latte. Va trovata una soluzione in fretta e dovrà essere di sistema per l’intera filiera. Però si chiaro: la protesta dei pastori, lo ripeto, è giusta. Ma attenzione alle infiltrazioni e alla violenza. I primi sono da tenere alla larga, la seconda va condannata senza appello».

Trasporti c’è molto o poco da cambiare?
«Molto. Partiamo dai voli aerei. I collegamenti con Milano e Roma non bastano e poi c’è il tema delle tariffe. Cominciamo da queste: oltre a quella scontata per i sardi, il cui diritto alla mobilità mai può essere messo in discussione, va garantito un prezzo giusto anche per i non residenti. Se un biglietto costa troppo in estate, a rimetterci è il turismo e quindi l’economia. Nei trasporti la Sardegna dev’essere concorrenziale. Deve attrarre, non allontanare».

Trasporti marittimi.
«Come Regione, rivendicheremo subito la competenza sulla continuità territoriale marittima. Dobbiamo essere noi a stabilire rotte e frequenze. Di sicuro, diciamo no a qualunque monopolio. L’attuale regime, convenzione compresa, ha scatenato troppi problemi. Va rivisto e guardiamo con interesse ad altri modelli. Penso a quello fra Corsica e Francia, o fra Spagna e Baleari: vanno studiati e approfonditi. Un altro nostro obiettivo sarà garantire finalmente la continuità marittima anche per le merci. È indispensabile».

Legge urbanistica: sì o no?
«Certamente sì. Anche su questo tema dobbiamo ritornare al buonsenso. Tutela del paesaggio e sviluppo sostenibile devono ritornare a camminare insieme. Basta con i dogmi e le contrapposizioni a priori. Senza consumare altro territorio, dobbiamo dare la possibilità all’edilizia di riprendersi e agli albergatori di tener testa alla concorrenza».

Il turismo darà una scossa all’economia?
«Da solo non basta e non basterà. Va messo su un sistema in cui tutte le nostre eccellenze, dalla cultura all’agricoltura, lavorino insieme per uno stesso obiettivo. Per questo da oggi in poi, parleremo sempre di turismi possibili e realizzabili, non più di un solo turismo. Abbiamo un patrimonio archeologico e ambientale unico e infinito, dobbiamo farlo fruttare. È questa la strada per far crescere i posti di lavoro il più in fretta possibile e dare una possibilità in più ai giovani sardi».

Vuole davvero riformare la Regione?
«È indispensabile cambiare la macchina, per renderla più moderna ed efficiente. Cominceremo a modificare le deleghe di alcuni assessorati: vogliamo essere molto più operativi e incidere sul futuro della Sardegna. Poi sarà importante riportare i Comuni, tutti i Comuni, soprattutto quelli delle zone interne a rischio spopolamento, al centro delle decisioni. Penso a una Regione che dà direttive e il resto dovrà essere decentrato. Questo modello servirà ad abbattere anche il muro della burocrazia».

Sulla sanità è stato chiarissimo: azzeramento.
«Interverremo nei primi cento giorni. Prima di tutto, ritratteremo la rete ospedaliera con il ministero, per restituire a tutta la Sardegna il diritto all’assistenza e alle cure. Subito dopo azzereremo l’Azienda unica e studieremo un modello molto più agganciato ai territori. Solo così sarà possibile evitare che ci siano sacche di emarginazione anche nella sanità».

Metano: sì o no?
«È indispensabile che arrivi. Non possiamo essere più l’unica regione a non avercelo. Basta pagare una bolletta energetica spropositata. Il miglior modello per la metanizzazione? I tecnici mi dicono che dobbiamo puntare sui depositi costieri. Sul resto vedremo e affronteremo il problema con il Governo».

Quarantatré anni ancora da compiere, a dicembre. Appartiene a una generazione a metà del guado: ostaggio della disoccupazione o vittima del precariato. Come si esce dal tunnel?
«Vincendo la rassegnazione e costruendo un modello di sviluppo che valorizzi i punti di forza di quest'Isola e dei Sardi. Non possiamo competere su un terreno di gioco che non ci appartiene, abbiamo tipicità e peculiarità che sono solo nostre e che ci rendono unici nel mondo a partire dalla qualità della vita, del paesaggio e dell'ambiente per arrivare all'immenso patrimonio materiale ed immateriale di tradizioni, cultura. Dobbiamo mettere a sistema tutta questa nostra ricchezza».

Si sente o no un professionista della politica?
«Ho fatto la gavetta per intero, iniziando da giovane a fare politica ed amministrazione prima di tutto a livello comunale. Oggi posso mettere a disposizione l'entusiasmo e la passione di un quarantenne con un'esperienza che mi consente di affrontare fin da subito i temi cruciali del governo regionale senza dover scontare un periodo di apprendistato».

A chi deve dire grazie? Sente di dover qualcosa a qualcuno?
«In primo luogo devo ringraziare le centinaia di migliaia di sardi che mi hanno dato fiducia con il loro voto. Politicamente ringrazio in primo luogo la Lega di Matteo Salvini, che ha creduto in me e nell'alleanza con il mio partito, e poi con tutte le altre forze politiche che hanno condiviso questo percorso».

Durante la campagna elettorale, è stato attaccato più volte: dall’essere un candidato fantasma al caso della laurea, al flop, secondo alcuni della flotta sarda. Infastidito?
«In questi mesi ho assistito a un quotidiano stillicidio di insinuazioni sul mio conto. Una violenza ed uno scadimento sul livello personale senza precedenti. Ma la risposta migliore a queste nobili penne l'hanno data i sardi con il loro voto e la loro fiducia. È un dato sufficiente per non curarsi di loro, guardare e passare».

Un’alleanza da tenere a bada: undici partiti, non sarà facile tenerli a bada e accontentare tutti. La Giunta sarà un problema? Più politici o tecnici tra gli assessori?
«La nostra coalizione è unita intorno a un robusto e condiviso programma, che porteremo avanti insieme. La Giunta è un organo politico ma questo non significa che al suo interno non possano essere valorizzate le competenze tecniche e professionali di ciascuno».

Avrà da fare con un bel po’ di politici molto esperti e navigati: non rischia di pagare dazio visto che sarà un capoclasse giovane?
«In Europa e nel mondo la mia è l'età di capi di stato e di governo e questo è un fatto normale. Vorrei che lo diventasse anche qui. Alla base di tutto c'è il rispetto e l'autorevolezza di ciascuno».

Cosa chiederà subito al governo Conte e a Salvini in particolare?
«Di garantire concretamente il rispetto dell'autonomia speciale che già abbiamo e di avviare un confronto sui maggiori spazi di autogoverno dei quali abbiamo bisogno. A partire dalla partita delle entrate, accise, accantonamenti per arrivare alla continuità territoriale, all'energia ed alla compensazione dell'insularità mediante strumenti di zona franca e fiscalità di vantaggio. Comunque sarà una Regione con la schiena a Roma e a Bruxelles. Mai andremo con il cappello in mano».

L’ultimo libro letto?
«La fine della storia” di Luis Sepulveda. Un romanzo storico, un intreccio di realtà e finzione tra Cile, Russia, Nicaragua e Cuba. L’ho letto nei pochi minuti sottratti a una campagna elettorale frenetica e l’ho finito la domenica del voto».

Un chilo di pane costa? E un litro di latte?
«Dipende dal tipo di pane: due, tre euro e anche più. Varia anche quello del latte vaccino: un euro, un euro e mezzo, al netto delle offerte. Ma il prezzo che più mi interessa ora è quello del latte ovino, che dobbiamo riportare a un livello dignitoso perché sia giustamente remunerato il lavoro dei nostri pastori».

Se essere eletto presidente della Sardegna era un sogno: quale sarà il prossimo?
«Lasciare una Sardegna migliore e più felice, dove nessuno rimanga indietro e tutti i Sardi trovino l'opportunità di realizzare la propria vita, metter su famiglia, fare dei figli, avere un lavoro stabile e ben retribuito. Consentire, in una parola, a ciascuno di essere veramente libero, libero di restare nel proprio paese, nelle zone interne o nelle coste, libero di poter tornare se, purtroppo, nel passato le condizioni dell'Isola lo hanno costretto ad emigrare».
 

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller