I pastori oggi a Tramatza per decidere sulla tregua

Le organizzazioni agricole e Legacoop: passi avanti nel vertice di Sassari

SASSARI. La partita del latte è a un nodo cruciale. Oggi a Tramatza dalle 10,30 è in programma l’assemblea dei pastori per decidere se prorogare la tregua oppure ritornare in strada con una nuova ondata di presidi. «Bisognerà capire – spiega Gianuario Falchi, uno dei leader degli autonomi – se l'assemblea avrà ancora voglia di avere pazienza o se deciderà di riprendere la protesta. Perché se da una parte è vero che ci sono stati impegni da parte dei nostri interlocutori (72 centesimi come prezzo minimo per il latte e almeno 6 euro al chilo per il pecorino romano, ndc), la griglia a cui legare il prezzo del latte diventa inutile se alla borsa di Milano i valori del romano rimangono a 5,65-5,80 euro e non salgono a 6,50. Verosimile che la richiesta del prodotto esista e che il prezzo sia destinato a salire. Ma al momento la situazione sembra bloccata». Le parti, dopo la riunione in Prefettura a Sassari, si rivedranno il 7 marzo.

Più soddisfazione invece in seno alle organizzazioni agricole e alla cooperazione, non invitate alla riunione di Tramatza da un movimento che sembra fuori del controllo persino dei duri del Mps di Felice Floris ma che negli ultimi giorni ha dato segnali di responsabilità. Al vertice di Sassari di martedì Pietro Tandeddu, presidente di Copagri, che a Sassari rappresentava anche Cia e Confagricoltura, afferma che tra le novità c’è «la condivisione del principio che non può più esserci un prezzo da pagare al pastore stabilito dall’industria privata, cosa che ha segnato le trattative dal dopoguerra. Si parte invece da un prezzo minimo di base, che mensilmente viene verificato sulla base dell’andamento di tutte le tipologie di formaggio. Quindi si verificherà la media ponderata dei prezzi delle forme e all’aumento si riconoscerà un quid al prezzo del latte. Per poi a ottobre fare una verifica complessiva, con conguaglio finale, questa è l’autentica novità. Gli industriali hanno accolto la proposta. Non abbiamo trattato del prezzo base che resta tra i 72 centesimi offerti dall’industria privata e gli 80 chiesti dal movimento autonomo dei pastori, in mezzo i 77 della proposta delle organizzazioni agricole indicati nei tavoli dell’assessorato».

Non esiste più l’obiettivo immediato di un euro al litro: «Si può però raggiungere e superare nel corso dell’anno con i 49 milioni messi a correre, tra i quattrini del governo e quelli già in moto a livello regionale» dice Tandeddu, secondo cui c’è «un cauto ottimismo. Resta da definire la griglia dei prezzi. E adoperarsi per non ritrovarsi più in questa situazione risolvendo i nodi strutturali. Importante sarà l’obbligo, nelle ipotesi del governo, di comunicare anche per i trasformatori dell’ovicaprino i litri di latte acquistati».

Claudio Atzori, presidente di Legacoop Sardegna, ritiene che «i principi del documento scaturito martedì siano utili e fattibili e ci auguriamo che i pastori li condividano come la strada giusta. È in fondo la nostra proposta originaria, dare dignità al valore del latte e del formaggio legandoli assieme. Importante il fatto che a ottobre si fa la media e il prezzo diventa retroattivo se sarà superiore. Occorre impegno, utilizzando bene quei 14 milioni per gli indigenti messi in campo, gli unici soldi reali (non 50 come si dice sommando altre voci) utili a togliere dal mercato il romano in eccedenza». Per Atzori «la battaglia dei pastori è giusta, 60 centesimi è un prezzo inaccettabile, ma è degenerata dal punto di vista della gestione e della comunicazione».

«Ci rivedremo il 7 marzo – dice il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – nella speranza che questa vicenda si chiuda positivamente e si dia tranquillità a chi deve mungere, a chi trasforma e a chi trasporta. Si è convenuto su quello che dicevamo da mesi, cioè che non si può andare sotto i costi di produzione. I 72 centesimi proposti dagli industriali sono una base di partenza, ma a dicembre parlavamo di 77 da rivedere ogni tre mesi a seconda delle vendite dei formaggi. Magari si fosse firmato quell’accordo allora, perché ora siamo dietro quella cifra. E ancora non è finita». Per Cualbu «fondamentale è risolvere il problema
strutturalmente, il prezzo della mancata programmazione non può ricadere sui pastori. La novità positiva è la presenza di una figura terza come il prefetto di Sassari, che verifichi il funzionamento del Consorzio del romano. Altrimenti sarà stato uno dei tanti interventi tampone».

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