Latte, la guerra cominciò già ai primi del Novecento

L'attuale rivolta dei pastori e le sue radici storiche nella ricognizione di un docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Tutto cominciò con l'arrivo dei casari espulsi da Roma

Per spiegare l'introduzione del pecorino romano in Sardegna, occorre fare riferimento a due date: il 1884 e il 1906. Nel primo caso, è l'anno in cui la Municipalità di Roma aveva introdotto il divieto di salagione del formaggio dentro la città. Questo costrinse molti casari romani a spostare la produzione nell'isola. Nella stagione liberoscambista post-unitaria sarda si aggiunse questo "nuovo elemento" del pecorino romano, che darà un significativo impulso alla creazione dei primi caseifici stagionali, favorendo nuovi processi di trasformazione. Al loro impianto provvidero ponzesi, napoletani e romani che, per fronteggiare l'accresciuta richiesta di pecorino romano, si rivolsero all'isola, nota per l'abbondante disponibilità di latte e sale.

In seguito, stabilimenti meglio attrezzati avrebbero fronteggiato la crescente domanda di pecorino romano sardo, una produzione che, sino ad allora sconosciuta, si affermò prepotente nell'isola soppiantando il "fiore" sardo della tradizione pastorale. La produzione del romano si svilupperà indisturbata fino, appunto, al 1906, quando in Sardegna violente proteste popolari si accaniscono contro i caseifici, simboli di un progresso ritenuto iniquo. L'avvento del sistema capitalistico aveva evidenziato le prime laceranti contraddizioni: abbandono delle campagne e dell'organizzazione tradizionale del lavoro, inurbamento, inserimento nei processi industriali, sfruttamento, bassi salari e crescita del costo della vita, avevano reso assai precarie le condizioni di vita e di lavoro delle comunità coinvolte.

In quel maggio 1906 le agitazioni scoppiarono dapprima a Macomer, nel Marghine (ora, non per caso, sede del Consorzio per la tutela del Pecorino romano dop,), propagandosi nei paesi vicini al grido di "abbasso i caseifici", "fuori i caseifici". Il malessere delle comunità agro-pastorali aveva precise ragioni economiche e sociali, in gran parte determinate dal sistema delle anticipazioni, accordate dagli industriali ai pastori. Queste assicuravano le risorse necessarie a impostare l'attività annuale delle aziende ovine, in assenza di forme alternative di credito agrario, ma rappresentavano un'arma a doppio taglio, in quanto la loro restituzione comportava, spesso, l'esborso di alti interessi.

Né bisogna dimenticare che il pastore, indotto a cedere tutto il latte, con la prospettiva di più ampi guadagni, ma espunto dalla produzione e dalla commercializzazione del pecorino romano, non aveva accesso ai margini determinati dalla vendita del formaggio. Tutti aspetti che ritornano anche nelle proteste odierne.

La produzione del pecorino romano, concentrata in strutture che rompevano l'unità dell'azienda pastorale, aveva modificato profondamente il comparto lattiero-caseario, provocando, altresì, una drammatica frattura antropologica nella società agro-pastorale sarda, di cui si sarebbero valutate le conseguenze nel secondo Novecento.

Per superare l'arretratezza economico-sociale dell'isola, che i moti del 1906 avevano portato alla ribalta, il ministro Francesco Cocco Ortu, originario di Benettutti in provincia di Sassari, aveva spinto per una nuova legge speciale, dopo quelle del 1897 e 1902. Il provvedimento aveva inteso modernizzare l'agricoltura e l'allevamento, ma anche creare le condizioni perché l'industria casearia potesse farsi "sarda". La legge aveva affidato alle istituzioni agrarie la promozione del moderno caseificio, senza incidere sugli squilibri sociali presenti nelle campagne. Pur criticata duramente la pastorizia brada, non si era promossa una seria lotta contro gli incolti che, frutto dell'assenteismo fondiario, avevano favorito lo sviluppo dell'allevamento brado ovino e incrementato le forniture ai caseifici.

Si era palesato, invece, un duplice atteggiamento nei confronti della pastorizia tradizionale e dell'industria casearia: biasimata la prima, non si era criticata

la seconda per il ruolo assunto nell'economia sarda e per i benefici assicurati alla proprietà terriera assenteista. Una situazione che, purtroppo, fra alterne vicende, legate al susseguirsi di fasi di crisi e di sviluppo, segnerà la storia economica dell'isola anche nei periodi successivi.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller