Rivolta del latte, la rabbia degli allevatori: "I politici ci hanno già abbandonato"

Dall'assemblea di Tramatza emerge la delusione per la soluzione ancora lontana, pastori pronti a rinforzare la protesta

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TRAMATZA«I
politici ci hanno abbandonati, ora i loro telefoni squillano a vuoto e quando va bene ci rispondono i segretari». L'accusa è netta verso i politici che avrebbero sedotto i pastori durante la campagna elettorale per poi abbandonarli a urne chiuse.

Ma gli allevatori sono pronti a riprendere con forza la protesta. Dalla sala convegni dell'area di servizio di Tramatza, i leader escono galvanizzati dal sostegno, ricevuto per alzata di mano dall'assemblea. Nenneddu Sanna, Andrea Mulas e Gianuario Flachi continueranno a rappresentare i colleghi negli incontri del 7 marzo 2019 a Sassari e, successivamente, in quello promesso dal ministro dell'interno Matteo Salvini. Quest'ultimo però ancora in data da stabilire e solo in funzione di quanto sarà deciso a Sassari.

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L’Assemblea. L’incontro di ieri mattina è stato organizzato da Sanna, Mulas e Falchi per rispondere ai commenti inattendibili diffusi dopo il vertice con il prefetto Marani. Un comportamento criticato dai pastori che, mettendoci la faccia ed esponendosi in prima persona, hanno partecipato a quei tavoli da dove sono però arrivati risultati ritenuti assolutamente insufficienti che non hanno consentito di fare alcun passo avanti nella vertenza e che, a loro dire, hanno anche evidenziato il ruolo marginale del Prefetto, ritenuto esclusivamente di mediazione e privo di qualsivoglia tipo di potere, ritenuto indispensabile nella conduzione della trattativa: «Un commissario che dice di non poter far nulla e che non è in grado di risolvere il problema non serve a nessuno», è stato detto più volte durante l’assemblea. Sul banco degli accusati però, per la prima volta, entrano anche i politici, sardi e nazionali, e in particolare il neo governatore della Sardegna Christian Solinas, accusato di non rispondere neppure al telefono e di essere completamente sparito.

Poi il ministro Centinaio, definito “irraggiungibile”. «Siamo stati abbandonati dalla politica – dicono –. Mentre prima erano loro a chiamarci a tutte le ore, adesso fanno rispondere ai segretari che ci chiedono chi siamo, a quale movimento apparteniamo e cosa vogliamo». Risposte che non sono piaciute ai pastori, amareggiati e adirati.

Le richieste. Nel documento uscito dall’incontro con il Prefetto Marani, articolato in cinque punti, i pastori condannano fermamente l’ultimo atto di violenza di alcuni individui armati e mascherati contro un’autobotte, prima svuotata di circa 10mila litri di latte e successivamente data alle fiamme. Poi chiedono la piena funzionalità dell’Olios (una struttura nata con l’intento di monitorare l’andamento del costo del latte e stabilirne il prezzo) mai reso operativo veramente. Chiedono con forza la costituzione di una “vera” filiera del comparto ovicaprino, che preveda accordi tra produttori, trasformatori e commercializzazione. Il prezzo del latte, a loro giudizio, deve seguire l’andamento di quello del formaggio e non essere legato soltanto al pecorino romano.

Altro aspetto messo in rilievo è quello delle quote del latte e del formaggio, che devono essere costantemente monitorate per evitare gli sforamenti. Inoltre, i pastori, chiedono di essere presenti e di potersi confrontare con il sistema di assegnazione delle quote di produzione dei formaggi Dop. Infine, rimangono fermi sugli 80 centesimi per litro e, sui conguagli, dicono che l’adeguamento degli acconti si deve basare sulla correlazione tra il prezzo del formaggio e quello del latte che, in ogni caso, non dovrà scendere al di sotto di quello concordato per i mesi di febbraio e marzo, mentre a novembre di quest’anno saranno calcolati sulla media del prezzo relativo al periodo tra novembre 2018 e ottobre 2019. Viene ribadita ancora una volta la richiesta di azzeramento dei Consorzi di tutela, ai quali si chiede la trasparenza degli atti.

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