Carciofo, l’oro di Uri fa volare l’economia

Lo spinoso Dop protagonista nell’area del Coros Duecento produttori e una sagra di richiamo regionale

URI. Si scrive Uri, si legge carciofo. Il prelibato ortaggio negli ultimi anni è diventato vero simbolo del piccolo centro del Sassarese che conta poco più di tremila abitanti. Un grande contributo l’ha dato soprattutto la sagra dedicata al prelibato ortaggio, che si celebra la seconda settimana di marzo, promossa dalla Pro loco in collaborazione con l’amministrazione comunale che da ventinove anni fa balzare il paese del Coros agli onori della cronaca. La coltura del carciofo resiste ancora alle pressioni del mercato e agli effetti climatici, e ciò nonostante nel territorio di Uri risulta essere uno dei volani dell’economia locale. Il carciofo del Coros, coltivato prevalentemente nella valle del Rio Mannu compresa tra i comuni di Ittiri, Usini, Uri, Ossi, Florinas e Banari attualmente ricopre una superficie oscillante annualmente tra i 550 e i 650 ettari con circa 200 produttori specializzati, un areale particolarmente vocato per via del microclima ideale e dei terreni freschi. «Oggi il carciofo è diventata una coltura di rilevanza fondamentale in tutta la Sardegna ma in particolare nel territorio del Coros – dice l’agronomo e assessore all’Agricoltura del comune di Uri Francesco Murru – raggiungendo produzioni importanti tali da essere considerata una core business tra le coltivazioni orticole. Nonostante la sua importanza il carciofo risulta essere una cultivar poco gestibile e scarsamente appetibile a livello di ricerca scientifica limitando fortemente quelle che potrebbero essere le sue reali possibilità nella conquista di nuovi mercati». I produttori oltre a soffrire le oscillazioni del mercato negli ultimi anni si sono dovuti scontrare anche con le difficoltà atmosferiche. «Le temperature a inizio annata superiori alle medie stagionali, i sempre più frequenti sbalzi termici diurni e notturni e i non meno importanti problemi legati alle scarse risorse idriche hanno caratterizzato l'attuale stagione produttiva – aggiunge Francesco Murru – influenzando in maniera considerevole il quantitativo di produzione, la durata della stagione di raccolta e, soprattutto, il prezzo a capolino sui primi e successivi tagli. Infatti, stagioni eccessivamente miti potrebbe portare a brevi archi temporali di raccolta ed una iniziale sovrapproduzione con conseguente saturazione del mercato e, quindi, caduta del prezzo». «Nel nostro territorio la coltivazione del carciofo è diffusa – dice la sindaca di Uri Lucia Cirroni –. Negli ultimi decenni però si è registrata una diminuzione degli agricoltori che si dedicano a questa tipo di coltura. Considerato che nel 2011 il carciofo spinoso sardo ha ottenuto la certificazione Dop dovremmo riflettere sulle opportunità che si potrebbero trarre dalla coltivazione di questo ortaggio, verso il quale il mercato mostra interesse e un’elevata richiesta. Il carciofo ha potenzialità forse sottovalutate da chi potrebbe investire in questo comparto agricolo – aggiunge Lucia Cirroni –. Ma per poter dare una seria risposta alla richiesta di mercato è necessario abbandonare gli individualismi che caratterizzano il nostro tessuto economico-sociale per iniziare a ragionare in un’ottica solidaristica che vede uniti piccoli e grandi produttori per la realizzazione di una filiera che non si fermi all’esportazione del prodotto ma che punti alla sua trasformazione a livello industriale. Uri crede nella qualità del carciofo spinoso sardo e proprio per questo da 29 anni propone la sua sagra che non è solo un evento di arte culinaria ma anche occasione di approfondimento tecnico e che punta al rilancio e alla valorizzazione del nostro carciofo Dop, l’unico con quel gusto intenso che lo contraddistingue». Il comparto soffre a causa dei cambiamenti climatici, che stanno portando il Mediterraneo ad avere dei mesi autunnali molto caldi e siccitosi. «La conseguenza immediata è l’aumento del fenomeno dell’atrofia del capolino con perdita della produzione precoce – spiega l’assessore Murru –. In seguito, le piante tendono ad accelerare la crescita e maturazione dei carciofi, con conseguente eccesso di offerta di prodotto sul mercato e l'abbattimento del prezzo del carciofo reso al produttore. Infatti, nel periodo di massima produzione il prezzo pagato al produttore per singolo carciofo scende sotto i 10 centesimi per capolino. Quindi negli ultimi anni sono aumentati i costi e diminuiti i profitti per ettaro coltivato. «Nello specifico – aggiunge il tecnico Gianni Terrosu – i costi per coltivare un ettaro di carciofaia si aggirano mediamente tra i 5mila e i 6mila euro per ettaro; la produzione lorda vendibile in annate “normali”
è pari a 10mila/11mila euro per ettaro. In annate negative la maggior parte delle aziende non riescono a coprire i costi di produzione. Il territorio soffre poi di una storica scarsa propensione all’aggregazione in cooperative, con l’offerta frazionato e non adatta ai mercati attuali».

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