Sospesa la rivolta del latte, i pastori riprendono i conferimenti

I caseifici hanno ricominciato a lavorare a pieno regime ma il futuro è incerto. I trasformatori: «Per risolvere la situazione serve l’impegno di tutta la filiera»

SASSARI. Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì, quando i pastori saranno in prefettura, a Sassari, per discutere ancora una volta il prezzo del latte. Intanto, però, la vita va avanti e la produzione continua. Le forme più eclatanti di protesta sembrano terminate e, a eccezione degli assalti criminali alle autobotti, anche nelle campagne sembra ritornata la tranquillità. Tanti pastori continuano sulla strada dello stop ai conferimenti, producono il formaggio in autonomia e cercano di resistere in vista dell’accordo sul prezzo. Tanti altri, però, non hanno ripreso il lavoro già da tempo. Perché la protesta dura, quella degli sversamenti e dei blocchi stradali, è durata poco più di una settimana. Poi è iniziato il dialogo

I trasformatori. Anche a Thiesi, uno dei centri nevralgici della rivolta dei pastori, si lavora da giorni nonostante l’accordo sia ancora lontano. Lo conferma Giommaria Pinna, dell’azienda casearia al centro della contestazione: «I conferimenti sono ripresi dopo la prima settimana di contestazione. Anche durante il presidio dei pastori non abbiamo avuto grossi problemi, per fortuna. Forse nel sud dell’isola ci sono problemi maggiori. Come sta succedendo anche nella zona di Bitti e Orune». Il problema di fono, però, resta. Come resta la possibilità che la rivolta riprenda da un momento all’altro. Un’eventualità che tutti vorrebbero evitare, pastori e industriali. Ma come? Giommaria Pinna dice la sua: «Dobbiamo partire da un punto certo: il problema non è la tutela del prezzo ma le oscillazioni che portano alla crisi. Sappiamo benissimo che la diversificazione è la strada da seguire ma sappiamo anche che sarà un percorso lungo che non potrà dare risultati immediati. Se invece si iniziasse a ragionare seriamente, lo dico ai politici e ai rappresentanti delle associazioni di categoria, sulla produzione e sulla gestione del surplus tutto il settore farebbe un passo avanti. L’esempio che propongo è la fondazione di una banca del latte in grado di governare il prezzo del latte anche rivendendo le eccedenze. Sarebbe un gran passo verso la stabilizzazione. Comprendo che ragionare con un universo di 12mila aziende è davvero complicato, ma la strada potrebbe essere quella giusta. Pinna, poi, ha un dubbio di strettissima attualità: «Non capisco perché si chieda l’aumento dell’acconto sul latte se poi il prezzo verrà stabilito in base alla “griglia” che lo rapporterà a quello del pecorino romano». Pinna, poi, difende il paletto dei 72 centesimi al litro: «Che ora come ora non è un prezzo di mercato perché il pecorino romano si vende a soli 5,50 euro al chilo. È vero che potrebbe salire molto presto e che salirà, forse, quando verranno mantenute le promesse del ritiro delle forme in eccedenza. Allora sarà la griglia a stabilire il nuovo prezzo».

La cooperazione. La Cao, cooperativa allevatori ovini, racconta la stessa situazione dei conferimenti spiegata dai Pinna di Thiesi: «I nostri soci stanno conferendo già da diversi giorni – spiega Renato Ilotto –. Noi tutti abbiamo aderito alla protesta, che riteniamo giusta, a ma abbiamo ripreso il nostro lavoro». Ilotto, poi, non si sbilancia sul futuro: «Perché non ho la sfera di cristallo e non so cosa possa accadere nei prossimi giorni. Mi sembra che si stia muovendo qualcosa ma la strada resta comunque lunga, molto lunga. Credo che la strada da fare per uscire da questa situazione possa partire solo da un ragionamento comune che porti i pastori a ad evitare l’euforia da prezzi alti e i trasformatori verso la diversificazione della produzione. Il settore, tutto, deve prendere consapevolezza delle regole di produzione e di quelle commerciali

e iniziare a remare verso la stessa direzione. Credo che in questo caso possa servire un patto d’onore, oppure la legittimazione di un organismo interprofessionale che si occupi della questione. Non è facile, lo sappiamo tutti, ma si può fare a patto che tutti prendano consepevolezza».

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