Assolto il re del sughero per la bancarotta dell’Ila

Cancellata da Cassazione e Corte d’Appello la condanna di Molinas dopo dieci anni di processi

CAGLIARI. Dopo quasi dieci anni è arrivata alla fine l’odissea giudiziaria di Gianfranco Molinas, uno dei re del sughero di Calangianus, condannato nel 2013 a un anno e quattro mesi in abbreviato perché giudicato colpevole di bancarotta fraudolenta documentale a conclusione del processo per il crac dell’Ila di Portoscuso, l’industria di produzione dell’alluminio finita in fallimento nel 2009 con trecento operai rimasti sulla strada malgrado un contratto d’area da cinque milioni di euro. Dopo che la quinta sezione della Corte di Cassazione aveva accolto integralmente la tesi dell’avvocato Patrizio Rovelli annullando la sentenza-bis e rinviando di conseguenza il procedimento a un nuovo collegio di secondo grado, la Corte d’Appello presieduta da Claudio Gatti - consiglieri Lavena e Costa - l’ha assolto ieri mattina dall’accusa residua perché il fatto non sussiste, come dire che non c’è stata bancarotta. Sulla stessa linea la procura generale, rappresentata nel giudizio da Sergio De Nicola. Per Molinas, che ha sempre respinto ogni accusa, è la fine di un incubo nato quando la Procura rivolse la sua attenzione al tema della ricapitalizzazione da oltre 20 miliardi di lire realizzata da Molinas nel 2000 come amministratore dell’industria metallurgica e sulla riapprovazione dei bilanci del 1998 e del 1999. La domanda era: c’è stato rischio reale per i diritti dei creditori? Secondo i giudici della Cassazione «la responsabilità dei vecchi amministratori e soci non sussiste se non c’è un nesso causale tra le loro condotte e il fallimento e se esistono le prove di un intervento economico, come la ricapitalizzazione, idoneo a eliminare l’esposizione a rischio dei diritti dei creditori». Ed è il caso di Molinas, che grazie a questa lettura dei giudici supremi - datata 16 settembre 2015 - è uscito indenne dal processo, sia pure a distanza di quasi un decennio dall’avvio dell’inchiesta giudiziaria sfociata in sentenze di condanna ora cancellate definitivamente grazie alla decisione dei magistrati d’appello.

I giudici di Roma avevano respinto con la stessa decisione che riguarda Molinas i ricorsi che riguardavano le posizioni degli altri imputati, confermando le pene decise dalla Corte d’Appello per due dei sindaci che avrebbero dovuto controllare l’amministrazione dell’azienda. I due sindaci avevano pagato con la condanna la mancata vigilanza che - così aveva sostenuto il pm - ha agevolato le scelte illegali dei dirigenti Rober Carboni, Stefania Gambacorta e Andrea Binetti – che erano usciti dalla vicenda patteggiando le pene: tre anni di reclusione per Carboni, due anni e sei mesi per Binetti e due anni e dieci mesi per Gambacorta – fino a portare l’azienda al tracollo finanziario e al conseguente fallimento.

L’inchiesta giudiziaria sull’azienda di Portoscuso era nata proprio dalla sentenza di fallimento, finita in Procura con forti sospetti di bancarotta successivamente confermati dall’indagine della polizia tributaria. L’inchiesta aveva consentito al pm Giangiacomo Pilia di riscontrare quanto già i curatori Carlo Dore, Carlo Dessalvi e Giulia Casula avevano accertato con l’esame degli atti contabili e dei bilanci. Gli amministratori erano stati accusati di «gravi irregolarità» con una «rilevante alterazione delle rimanenze finali di magazzino, contabilizzate per un valore notevolmente superiore al reale, preordinato a occultare una perdita netta nell’anno 1997 non inferiore a 7 miliardi e 561 milioni di lire». Un artificio che poi si è
ripetuto nel corso degli anni, per truccare i conti dell’azienda e metterla in condizione di rinviare la richiesta di fallimento, già allora inevitabile. La sentenza di ieri certifica però l’estraneità di Molinas rispetto agli atti illegali compiuti all’interno dell’azienda metallurgica.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community