La sfilata etilica degli under quindici

Dopo i ricoveri record a Sennori cresce l’allarme alcol

INVIATO A SENNORI. Non c’è solo la sfilata dei carri, c’è anche quella delle ambulanze. Con le sirene mixate con il samba brasilero.

La media, ad ogni edizione del Carnevale sennorese, è di 10 ragazzini formato zombie trasportati all’ospedale. Sabato scorso tutto “nella norma”, ordinaria amministrazione, la statistica dei danni collaterali del divertimento è stata rispettata. Undici trasporti, tutti codici gialli, sette minorenni da Sennori, quattro da Sorso, tra loro cinque ragazzine, e un quattordicenne finito al pronto soccorso pediatrico. Ma 10 pischelli sfatti, in mezzo a 5000 presenze, non fanno scalpore. Non si stupiscono i carabinieri. «Ogni anno è la stessa storia – dice il maresciallo Diego Paparella – e non è possibile arginare il fenomeno. Facciamo un controllo di ordine pubblico, ma non possiamo passare al setaccio migliaia di zainetti. Star lì a perquisire tutti andrebbe anche contro lo spirito della manifestazione. Tanto vale vietare le sfilate. Negli anni precedenti abbiamo anche avuto un approccio più severo, ma spesso si è rivelato controproducente. Si sono solo create tensioni, e chi ha voluto eccedere con l’alcol lo ha fatto lo stesso».

Giovanni e Davide hanno 17 anni, e studiano allo Scientifico. Fanno spallucce, ti guardano e i loro sorrisi è come se dicessero: ebbé, e la notizia dove sta? «Almeno quest’anno non c’è scappata la rissa – raccontano – Ma i ragazzini che non sanno bere ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Non hanno il senso del limite, mischiano qualsiasi cosa, delle pozioni con gin, vodka, limonata, succo, rum, tutto nella stessa bottiglia di plastica, e alla fine collassano. Fanno lo spesone giorni prima al discount, poi arrivano con gli zaini già carichi».

E in effetti, all’Eurospin, qualche contromisura l’hanno dovuta prendere. Dice la commessa: «Il giorno della sfilata sono rimasta qui di guardia. C’era anche l’ordinanza del sindaco che vieta categoricamente di vendere alcolici ai minori. E noi siamo stati attentissimi. Certo, alcuni hanno mandato gli amici più grandi, ma siccome conosciamo i nostri polli, abbiamo scoperto subito il giochetto. Hanno provato anche a corrompere l’extracomunitario che lavora qua fuori, mandando lui in avanscoperta. Ma senza successo». Anche i gestori dei bar si proclamano innocenti. «Qui non ci hanno nemmeno provato – dice il titolare del Cafè Bistrò – sanno perfettamente che non serviamo alcolici ai minori». Stessa cosa la proprietaria del Paradise Cafè: «Mica spendono qui, la roba da bere la comprano ai market. Per noi gestori sarebbe una follia somministrare alcolici a un ragazzino. E se poi finisce all’ospedale? Un minuto dopo i genitori ci denuncerebbero». Eppure la conta dei danni, il giorno dopo, parla chiaro. «Con mio padre è stato l’argomento della giornata – dice Fabrizio Angioi – lui la domenica mattina è uscito prestissimo e ha trovato un cimitero di bottiglie gettate per terra, e vomito e altra sporcizia. E ha visto anche gente “a pezzi” che non si era ancora ripresa. Mi ha guardato come per dirmi: ma anche tu ti sei ridotto così? La verità è che a chiunque può essere capitato di esagerare, ma per quel che mi riguarda c’è sempre stato un limite che non ho oltrepassato. Il problema è che sabato a Sennori c’era talmente tanta gente che i dieci fuori controllo li devi mettere in conto».

Poi c’è la generazione degli over 40 che si erge sul piedistallo dell’esperienza. Tipo: «Io ho aiutato a organizzare alcune edizioni. Dentro il carro abbiamo sempre infilato una tanica di vino, e attaccate ai rubinetti delle pompe dalle quali ciucciare. E ogni tanto si andava a fare il pieno. Eppure nessuno mi ha mai riportato in spalla a casa».

E ancora: «Mia zia, quando è uscita di casa, ha visto due ragazzine che stavano versando vodka e altra roba in una bottiglia. Quando ha chiesto cosa stessero facendo, quelle le hanno risposto di farsi i cavoli suoi, mandandola a quel paese. Non c’è rispetto. E mia zia è un’eccezione. Perché purtroppo la gente, piuttosto che affrontare la loro maleducazione, ha imparato a girarsi dall’altra parte e far finta di nulla. Quando io avevo 15 anni mai mi sarei sognato di farmi vedere in giro con la bottiglia in mano. Bevevo, ma di nascosto. Altrimenti mi avrebbero alzato a calci nel sedere. Invece oggi i ragazzini alle feste sono molesti, bazzicano vicino ai bar, vedono i più grandi con le birre al tavolo. E dunque per loro ubriacarsi è un fatto normale. Contate quanti bar ci sono a Sennori e fate due più due». Sorride. Poi confessa: «Comunque la cosa più incredibile per me è stato vedere un
gruppetto di amici chiamare l’ambulanza, e poi dileguarsi lasciando ai medici un ragazzino collassato. Da solo. Avevano paura di passare guai, che qualcuno potesse chiedere spiegazioni. Ma dov’è il senso dell’amicizia? Un compagno ubriaco è come un soldato ferito: non si abbandona mai».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community