A Cuglieri il bottino è di centomila euro

Cresce l’ammontare delle banconote rubate dai malviventi lunedì nella rapina al Banco di Sardegna

CUGLIERI. Tutt’altro che dilettanti, o rapinatori della prima ora. Con l’approfondirsi delle indagini si definiscono meglio i contorni della rapina di lunedì pomeriggio al Banco di Sardegna di Cuglieri.

Intanto è stato definito meglio il bottino: non cinquantamila euro, come si riteneva in un primo momento, ma una somma superiore, che avrebbe sfiorato i centomila euro. Del resto, il 4 marzo era il secondo giorno per il ritiro delle pensioni in paese, dopo lunedì 1 marzo, e non è escluso che buona parte della somma prevista per la consegna direttamente ai pensionati fosse ancora nella cassaforte della agenzia. Bottino consistente, rapinatori audaci e non certo sprovveduti. Via Libertà, dove c’è la sede del Banco in pratica è la statale 292 che taglia il paese. In quel punto la strada è a doppio senso e non ci sono parcheggi davanti all’ingresso della banca, ma solo dalla parte opposta della carreggiata. I banditi, due entrati col volto parzialmente travisato, uno rimasto fuori in auto, hanno eseguito un colpo in tempi brevissimi, quasi bloccando con la loro auto la via. L’orario lasciava sperare in poco traffico e così è stato. Due i banditi che hanno legato con le fascette di plastica personale e dipendenti, minacciati con una sola pistola, sicuramente finta perchè non rilevata dal metal detector. Una volta entrati la coppia di rapinatori sapeva dove cercare i soldi e come svaligiare la cassa continua del bancomat. Subito dopo la fuga. Ma a bordo di quale auto? Probabilmente una vettura rubata, poi abbandonata in campagna.

Un aiuto ai carabinieri della Compagnia di Ghilarza e agli investigatori del nucleo operativo del comando provinciale potrebbe arrivare dalle telecamere del paese oltre che da quelle dello stesso istituto di credito, ma difficilmente potranno giungere elementi decisivi per dare un nome alla coppia di malviventi. Così come poche speranze si hanno di riuscire a ricavare elementi utili da eventuali tracce biologiche, dna dai capelli, o da impronte digitali. La coppia indossava i guanti e aveva copricapo. Banditi spregiudicati, armati di una arma finta, che in caso di cattura avrebbe ridotto la pena, e probabilmente in giro in paese nei giorni immediatamente precedenti il colpo. Da escludersi la visita alla stessa banca, che avrebbe immortalato i volti in chiaro dei malviventi, a meno che questa non fosse avvenuta indietro nel tempo, abbastanza da veder cancellati i filmati della videosorveglianza. Banditi del luogo? Su questo punti i carabinieri non si sbilanciano, ma non è escluso che vista la preparazione del terzetto, lo stesso provenga dalle zone più interne dell’isola,
dove magari si è rifugiato subito dopo il colpo.

E così più che le nuove tecniche investigative diventano centrali le vecchie, tradizionali attività di ascolto e controllo nei paesi, all’interno dei bar. Una parola di troppo può sempre scappare. E può essere quella decisiva.

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