Si parte da 72 centesimi ma è forte il rischio flop

La riunione di domani in prefettura a Sassari potrebbe saltare  I pastori puntano a ottenere almeno 80 centesimi. La trattativa va avanti

SASSARI. Fiato sospeso e fari spenti o quasi in attesa del nuovo vertice sulla questione latte in programma domani mattina nelle sale della prefettura di Sassari. Un appuntamento che vive a metà tra la speranza che possa scaturirne un accordo in grado di risolvere di colpo un problema pluridecennale, la cui gravità è esplosa in maniera dura nelle ultime settimane; e la consapevolezza che gli effetti di qualunque soluzione venisse escogitata hanno bisogno di tempo per manifestarsi. C’è spazio per la pazienza in un clima così teso? Ma attenzione: il vertice con il commissario governativo Giuseppe Marani, prefetto di Sassari, potrebbe saltare, stando a indiscrezioni che prevedono l’assenza di qualche componente fondamentale.

Sarebbe una vera iattura, perché non si è mai stati così vicini a una svolta, dopo che per la prima volta gli industriali hanno accettato di trattare (con molti se e ma) partendo da un prezzo minimo di 72 centesimi da pagare al produttore primario, il pastore. Vero, che per i pastori non è il massimo, spingono per gli 80 centesimi e nell’assemblea di Tramatza di qualche giorno fa hanno delegato il trio di rappresentanti composto da Gianuario Falchi, Nenneddu Sanna e Andrea Mulas a partire da questa base. Ma non era mai successo che gli industriali cedessero terreno nella vertenza, sinora avevano sempre fatto valere la loro forza lasciando agli allevatori le conseguenze delle bizze del mercato. Nel frattempo sono ripresi i conferimenti di latte ai caseifici, finiti i blocchi e soprattutto gli assalti criminali alle autocisterne condannati da tutti.

Per questo sarebbe un peccato non quagliare, ora che l’attenzione del nuovo governo è ancora sufficientemente alta, i ministri Salvini e Centinaio si sono esposti e hanno messo sul piatto qualche milionata per togliere dal mercato il pecorino romano in eccesso e dare una spinta al prezzo del formaggio e quindi del latte. La lamentela scaturita a Tramatza («Dopo le elezioni la politica si è eclissata») aveva suscitato la replica sdegnata del ministro Centinaio («Adesso basta stupidate! Stiamo lavorando tutti per dare una soluzione ottimale»). Tutti sanno che non possono tirare più la corda, sia i pastori con le proteste senza suscitare una reazione forte dello Stato, sia le istituzioni, ma anche tutte le componenti della filiera e le organizzazioni. Proseguire sulla strada tracciata è quindi fondamentale.

Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti, non sa se essere ottimista o no. «Vediamo giovedì come si evolve la situazione, posso solo augurarmi che si arrivi a una conclusione che soddisfi gli allevatori. L’obiettivo è costruire un percorso nuovo, con metodologie nuove, per stabilire con maggiore trasparenza l’acconto del prezzo del latte, legandolo alla reali vendite dei formaggi, tutti e non solo pecorino romano, anche la ricotta. Più di una volta ci siamo sentiti dire che il prezzo lo fa il mercato, mi auguro che ci sia la volontà di tutti e che si smetta di lasciare le trattative sul prezzo agli accordi tra singoli, che è il modo migliore per scaricare sui pastori i rischi. Invece occorre coinvolgere tutta la filiera. Se non si dovesse arrivare a una soluzione? Non fasciamoci in anticipo la testa, che
pure è già rotta. Mi auguro solo che il ruolo del prefetto non sia solo quello dell’arbitro, ma che abbia la possibilità di accedere agli atti del Consorzio del romano per capire come si è arrivati a questa situazione. Altrimenti sarà stato tutto inutile».

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