Mance e affari sulla cura delle salme: 15 necrofori a giudizio, due patteggiano

Partita con 168 indagati, l’inchiesta giudiziaria condotta dai carabinieri è arrivata al primo capolinea dell’udienza preliminare

CAGLIARI. Fare la barba al defunto, quando è in camera mortuaria, può costare un’accusa di «induzione indebita a dare e promettere utilità» se nella pietosa incombenza un necroforo pubblico prende il posto di un privato in cambio di denaro. Stesso rischio per la vestizione a pagamento della salma, peggio ancora se l’operatore procaccia “clienti” per conto di un’agenzia funebre, aggirando i turni stabiliti. Il business del caro estinto non ha età e confini geografici, chiunque sia passato per esiti estremi ha avuto a che fare col mondo di mezzo dove si raccattano mance sfruttando il dolore di chi resta. A Cagliari gli affari e affarucci realizzati su quelli che ci lasciano hanno prodotto un processo kolossal, dove il numero degli imputati - incastrati da filmati, intercettazioni ambientali e testimonianze - è la sintesi perfetta del triste fenomeno e delle sue dimensioni. Partita con 168 indagati, l’inchiesta giudiziaria condotta dai carabinieri (l’operazione Caronte) e coordinata dal pm Giangiacomo Pilia è arrivata al primo capolinea dell’udienza preliminare con 15 necrofori degli ospedali pubblici rinviati a giudizio ordinario, uno che andrà all’abbreviato, due pene patteggiate e altri due indagati che torneranno davanti al giudice Roberto Cau: ieri mattina erano ammalati. Per altre 46 persone, titolari di una quarantina di agenzie funebri, è in partenza un altro processo.

Il racconto di questa vicenda giudiziaria ha contenuti imbarazzanti. Le 43 pagine della richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla Procura descrivono un’attività di commercio al dettaglio macabro fra necrofori e agenti mortuari, dove si patteggiano piccole cifre - da 50 a 200 euro - in cambio di favori concessi in barba al regolamento di polizia mortuaria e alla decenza. C’è il permesso di mettere la salma nella cassa prima delle quindici ore stabilite dalle norme, ci sono i compiti pietosi da svolgere sul defunto in accordo coi parenti, dalla vestizione all’ultima rasatura sempre in cambio di denaro. Nelle registrazioni delle telecamere si vedono necrofori ricevere banconote, almeno in un caso i soldi vengono nascosti sotto il materassino del defunto. Piccole somme, che però a fine mese garantivano ai beneficiari uno stipendio-bis: 1300-1500 euro. Partita dalla denuncia di un agente mortuario, l’inchiesta era durata due anni. L’accusa per tutti è di concorso in indebita induzione a dare e promettere utilità, reato contestato in concorso ma non in associazione.

Finora hanno patteggiato pene tra un anno e otto mesi e due anni i necrofori ospedalieri Piero Usai (61 anni) di Dolianova, Bruno Carta (67) di San Nicolò Gerrei, Pietro Murgia (66) di Assemini e Agostino Di Francesco (68) di Cagliari. Andrà invece al giudizio abbreviato Alessandro Agus (37) di Siurgus Donigala il prossimo 16 maggio davanti al gup, mentre saranno processati a partire dal 12 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari altri 15 imputati, tutti dipendenti degli ospedali cagliaritani finiti nel mirino della Procura. Sono Antonello Melis (59 anni) di Ballao, Marco Putzu (58) di Siurgus Donigala, Mario Palmas (59) di Serri, Ignazio Pilloni (61) di Siliqua, Gesuino Cocco (57) di Cagliari, Tullio Ivano Arangino (42) di Sorgono, Piero Spiga (62) di Assemini, Andrea Vacca (55) di Villa San Pietro, Paolo Atzeni (56) di Assemini, Giorgio Locci (69) di Cagliari, Mario Pinna (64) di Sant’Andrea Frius, Romano Congiu (68) di Cagliari, Umberto Fanni (67) di Cagliari, Salvatore Furcas (65) di

Serrenti e Sergio Steri (68) di Narcao. Atri due necrofori per i quali il pm Giangiacomo Pilia aveva chiesto il rinvio a giudizio, Mario Onnis (66) di San Gavino e Mario Pinna (64) di Sant’Andrea Frius, ieri malati, dovranno comparire anche loro il 16 maggio davanti al gup Cau.
 

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