Parrucchieri a domicilio: a rischio la salute dei clienti

Secondo l’associazione in Sardegna gli abusivi sono un quarto del totale degli addetti. Mameli: «Lavorano in nero e non rispettano le regole igieniche e sanitarie» 

SASSARI. A prima vista potrebbe sembrare un servizio in più. Invece, il parrucchiere a domicilio può essere molto pericoloso, per la sicurezza di lavoratori e clienti ma anche per l’intero settore. Chi lavora nel campo della “bellezza” porta a porta spesso non ha la professionalità per svolgere un lavoro così complicato e tanto meno gli aggiornamenti necessari nel campo igienico sanitario e della sicurezza. Più frequentemente, invece, l’hair and beauty on demand è una forma di lavoro nero. Un recente calcolo degli irregolari stima che in Sardegna il numero dei lavoratori a porta a porta si aggiri intorno alle 1.400 unità, pari a un quarto degli addetti comparto.

«Bisogna fare molta attenzione – ammonisce il segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, Stefano Mameli – quasi quotidianamente ci arrivano notizie di consumatori danneggiati, anche gravemente, da pratiche mal eseguite o eseguite in assenza delle prescrizioni di legge, o a causa di prodotti di scarsa qualità o scaduti, o ancora dall’utilizzo scorretto di apparecchiature o da mancanza di sterilizzazione degli strumenti. Si tratta, in molti casi – continua Mameli – di proposte che determinano concorrenza sleale nei confronti degli operatori regolari e di pericolose risposte all’esigenza del cliente di ritagliarsi del tempo per la cura dell’immagine». Non è un caso, infatti, che la normativa di riferimento inquadri il settore della bellezza e del benessere preveda lo svolgimento dell’attività in una sede fissa, se non con alcune particolari eccezioni, e il divieto dell’esercizio in forma ambulante, oltre all’obbligo della presenza stabile e della relativa indicazione ed identificazione del responsabile tecnico e il rispetto dei requisiti igienico-sanitari nonché, per le attività estetiche, del Decreto relativo all’utilizzo delle apparecchiature elettromeccaniche.

«Confartigianato Benessere – ha aggiunto Stefano Mameli – ha sempre contribuito in tutte le sedi istituzionali alla costruzione di regole certe a tutela degli operatori e dei loro clienti. Per questo è necessaria una corretta e costante informazione nei confronti del consumatore che deve conoscer i rischi che derivano dai trattamenti eseguiti senza il rispetto delle prescrizioni. Il tutto affinché si affermi, sempre
più, l’importanza di affidarsi a operatori qualificati a garanzia della corretta esecuzione dei trattamenti». Il messaggio, dunque, è chiaro: nonostante le nuove richieste dei clienti e un mercato fluido in costante evoluzione, la “bellezza a domicilio” è ancora un rischio. (c.z.)

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