Assalti ai portavalori, la doppia vita di Olianas: vicesindaco e rapinatore

Il politico di Villagrande era il capo della banda insieme al talanese Arzu. Leader rispettati ma molto diversi: prudente il primo, spregiudicato il secondo 

SASSARI. Le sue assenze in consiglio comunale coincidevano spesso con gli assalti ai blindati. Giovanni Olianas, vicesindaco di Villagrande Strisaili dal 2014, invece di giacca e cravatta quei giorni indossava pantaloni comodi, giubbotto mimetico e cappuccio, sulle spalle un borsone carico di armi, anche un Mitra Ak 47, come rivelò in una intercettazione. L’irreprensibile e rispettato esponente politico di Forza Italia, già consigliere provinciale, il più votato alle Comunali e per questo entrato di diritto nella giunta guidata dal sindaco Pd Giuseppe Loi, in genere si preparava agli assalti nella sua camera da letto, la stessa dove cercò inutilmente di nascondersi la notte dell’arresto, il 19 marzo del 2016. E di fronte a lui c’era spesso la moglie Silvana Conti, che della doppia vita del marito sapeva tutto. Anche la donna è stata condannata l’altro ieri in primo grado dai giudici del tribunale di Cagliari: quattro anni la pena, briciole rispetto ai 30 anni inflitti al marito Giovanni, considerato insieme al talanese Luca Arzu (30 anni anche per lui) il capo della banda specializzata negli assalti ai furgoni portavalori che dal 2013 al 2016 mise a ferro e fuoco mezza Sardegna. Ventiquattro le condanne inflitte al gruppo criminale che aveva il fulcro in Ogliastra, due le assoluzioni.

I due capi. Giovanni Olianas e Luca Arzu, 54 anni il primo e 44 il secondo, entrambi ogliastrini. Due leader, secondo la ricostruzione da parte della Dda confermata nella sentenza. Erano loro a decidere quando e dove agire e da chi doveva essere formato il gruppo d’assalto: la banda aveva infatti una composizione modulare per cui i componenti si alternavano a seconda delle diverse situazioni. Ed erano sempre Olianas e Arzu a dividere il bottino a seconda del ruolo e dei rischi corsi dai diversi partecipanti ai blitz. Due figure di spicco dal carattere molto diverso. Con due vissuti profondamente diversi: al di sopra di ogni sospetto il primo, pregiudicato e con un cognome e una famiglia ingombrante alle spalle l’altro, fratello dell’ex primula rossa Raffaele, pure lui specializzato in assalti ai blindati e rapine. Nei tre anni in cui la banda agisce indisturbata, Olianas e Arzu confermano di essere due personaggi agli antipodi: prudente il primo, sfacciato il secondo.

Giovanni Olianas. Oltre a essere stimato come vicesindaco, rispettato in primis dal sindaco Loi e poi dai suoi concittadini, Giovanni Olianas era anche un apprezzato operatore forestale. E grazie al lavoro conosceva alla perfezione e si muoveva in assoluta libertà nelle campagne, dove poteva organizzare incontri con i complici e con altri personaggi, alcuni dei quali latitanti di cui la banda si servì per raggiungere i suoi scopi. Come il bittese Pasquale Scanu, che a Olbia doveva custodire una persona che il gruppo progettava di sequestrare. Il piano andò a monte perché Scanu si fece arrestare: perse la testa per una ragazza e per lei si allontanò dal rifugio sicuro facendosi beccare dalla polizia con in tasca una banconota macchiata, proveniente da un portavalori assaltato. Quando seppe dell’arresto, l’irreprensibile Olianas andò su tutte le furie: «Se canta lo ammazzo con le mie mani». Anche in un’altra occasione perse la calma, quando uno dei complici e socio in affari (Roberto Serra, condannato a 6 anni), lo invitò a usare il bancomat, a prelevare soldi dal conto per non insospettire gli investigatori che gli stavano addosso. E allora lui alla moglie Silvana ordinò di ritirare almeno 600 euro al mese e di usare quella carta di famiglia che in un anno aveva fatto registrare solo un movimento per una spesa di appena 59, 03 euro. Gli Olianas usavano solo contanti e a casa ne tenevano tanti: una volta uno dei figli trovò un mucchio di banconote in un cassetto e chiese spiegazioni alla mamma, che gli disse una bugia.

Luca Arzu. Se Giovanni Olianas stava attentissimo alle spese e manteneva un basso profilo per non destare sospetti, il suo compare Luca Arzu con i soldi aveva un rapporto completamente diverso e spregiudicato. Nonostante i precedenti, nonostante sapesse di avere gli occhi addosso – un po’ come tutti i componenti della sua famiglia – Arzu spendeva in maniera esagerata. Alla faccia della dichiarazioni dei redditi da poche migliaia di euro e del conto in banca perennemente a secco, Luca Arzu viaggiava spesso: settimane sulla neve, soggiorni a Venezia in hotel di lusso, sempre con la compagna Tania Serra (assolta da ogni accusa). Non solo: Arzu ristrutturava appartamenti e ville e investiva all’estero attraverso l’amico commercialista Pasquale Bellu (condannato a quattro anni e mezzo). Proprio dietro sua indicazione, nel 2013 Luca Arzu andò in Lettonia e a Riga, la capitale dell’ex stato sovietico fondò la Star solar, società specializzata in ricerche di mercato e sondaggi di opinione. Una copertura ovviamente, considerato che qualche anno dopo, quando era già in cella per gli assalti ai portavalori, si scoprì che Arzu era implicato in un traffico di droga proprio dalla Lettonia. Il talanese, che ostentava

ricchezza anche nel modo di vestire, con capi d’abbigliamento rigorosamente griffati, voleva decidere lui come spendere i soldi. E quando in ballo c’era la retta per la mensa scolastica del figlio, non resistette alla tentazione: presentò il suo vero Isee per ottenere un maxi sconto.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community