Delitto del lago, depositate le perizie: verso il rito immediato

Il Ris dei carabinieri consegna i risultati delle indagini sull’omicidio di Careddu. Sotto accusa per omicidio ci sono tre giovani di Ghilarza e due minorenni

GHILARZA. Forse nulla aggiunge e nulla toglie all’esito delle indagini. Certamente la consulenza del Reparto Investigazioni scientifiche dei carabinieri segna il probabile momento ultimo dell’inchiesta sulla morte di Manuel Careddu, il 18enne di Macomer ucciso da alcuni ragazzi sulle sponde del lago Omodeo la sera dell’11 settembre scorso. Nei giorni scorsi i consulenti incaricati dalle due procure che portano avanti il caso ovvero quella di Oristano che si occupa dei maggiorenni e quella per i minori di Cagliari hanno compiuto quello che sembra il passo decisivo verso la parola fine e quindi verso la decisione di richiedere il rito immediato per tutti gli imputati.

Sotto accusa per omicidio volontario generato dalla richiesta del pagamento di un debito di droga, seppure con ruoli differenti, ci sono i ghilarzesi Christian Fodde, Riccardo Carta, Matteo Satta i due minorenni C.N. e G.C., la ragazza del gruppo. Oltre a loro, ma accusato solamente di soppressione di cadavere, è in carcere anche Nicola Caboni. Le intercettazioni hanno raccontato tanto all’inizio dell’inchiesta e nella costruzione più precisa del quadro in cui si è svolto il delitto, poi sono arrivate le confessioni più o meno parziali da parte dei ragazzi indagati, quindi ci sono stati alcuni riscontri su del materiale sequestrato e grazie all’autopsia sul corpo di Manuel Careddu, da ultima arriva la seconda delle consulenze che forse non aggiunge troppi elementi di novità. Sono certamente di Christian Fodde le impronte e le tracce biologiche con il profilo genetico ritrovate all’interno della Fiat Punto sequestrata dai carabinieri e ritenuta l’auto con cui, nelle ore successive all’omicidio viene trasportato il cadavere di Manuel Careddu sino al luogo della sepoltura. Per quasi un mese il corpo rimarrà sotto la terra di un campo utilizzato proprio dal padre di Christian Fodde sino al momento in cui, proprio grazie alle indicazioni di qualcuno dei ragazzi in carcere, non verrà fatto ritrovare. A quel punto era scattato anche il sequestro della macchina, dove sono presenti le impronte digitali e le tracce di profilo genetico di Christian Fodde. È un particolare che aggiunge assai poco, perché è normale che vi fossero dal momento che proprio il ragazzo utilizzava spesso quella macchina.

Su tutti gli altri oggetti sequestrati non ci sono invece tracce che conducano direttamente ai ragazzi sotto inchiesta, ma anche questo fatto non muta il quadro entro il quale si muovono gli investigatori e il collegio difensivo composto dagli avvocati Gianfranco Siuni e Giancarlo Frongia per i due minorenni, dagli avvocati Angelo Merlini, Emanuele Tuscano e Aurelio Schintu per gli altri tre indagati per omicidio volontatio e dall’avvocatessa Valeria Dettori per Nicola
Caboni accusato del reato meno grave.

L’unica novità, a questo punto, è che la sostanza sequestrata a casa della ragazzina G.C. era droga. Con sé aveva dell’ecstasy, fatto che non fa altro che confermare come la droga sia il vero filo conduttore di tutta questa storia di morte.

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