Luigi Arru: «Io capro espiatorio, ma la riforma sanitaria va difesa»

L’ex assessore regionale alla Sanità torna in corsia ma la politica resta una passione. Critica Zedda: «Ha preso le distanze da me. Un gesto davvero sgradevole»

SASSARI. Ha rimesso il camice bianco, ma la passione per la politica è una malattia che non è riuscito ancora a curare. L’ex assessore alla Sanità Luigi Arru ha ripreso il suo lavoro in corsia. Il medico che ha riformato la rete degli ospedali, rivoluzionato l’elisoccorso, riorganizzato il pletorico, munifico e iperlottizzato mondo delle Asl è ritornato al suo posto al San Francesco di Nuoro.

Assessore è deluso per non essere stato rieletto? Ha perso per un pugno di voti.
«Certo, mi spiace non essere entrato. Ho deciso di candidarmi per metterci la faccia e perché come medico e assessore ho trovato inaccettabile sentirmi dire che non mi potevo candidare. Venire eletto non era una questione di vita e di morte. È andata così e sono serenissimo. Il tempo è galantuomo e mi darà ragione. In questa esperienza c’è una cosa che non mi aspettavo. Il grande affetto della gente. In particolare a Nuoro. Giuro non riesco ad andare in giro per la città senza trovare qualcuno che mi ringrazi».

Ecco, ma non mi pare che il candidato della sua coalizione, Massimo Zedda, le abbia riservato lo stesso calore.
«Direi di no. A dire il vero ha fatto molto di più».

Ha preso più volte pubblicamente le distanze da lei e dalla riforma della Sanità fatta dalla giunta.
«Già, e ho trovato questo gesto davvero sgradevole. Nessuno gli aveva chiesto di farlo. Il fatto che abbia più volte rimarcato questa sua posizione alla fine ha fatto del male anche a lui. Ha disorientato gli elettori. Era convinto che sarebbe stato utile per prendere voti cavalcare le proteste contro la rete ospedaliera, senza capire davvero in che cosa consiste la proposta di riforma. Ha attaccato la Asl unica, e la ha accusata di tutti i mali della sanità. Mi pare non sia servito».

Cosa le ha dato più fastidio?
«Al di là delle banalità delle telefonate senza risposta, Zedda non ha mai voluto incontrare né me, né chi avrebbe potuto raccontare cosa era avvenuto nei 5 anni di legislatura».

Ma crede che il centrosinistra abbia perso per questo?
«Dico solo che Zedda doveva rappresentare il valore aggiunto, mi pare non sia stato così».

Lei dice che questa ostilità la ha danneggiata in campagna elettorale?
«Sì, sono stato danneggiato. Mi ero imposto di evitare ogni polemica e non rispondevo, i cittadini erano disorientati. Tutti mi dicevano e mi dicono, mai si era visto un candidato presidente attaccare un candidato consigliere della stessa coalizione in maniera, frontale e ripetuta, per di più assessore della Giunta uscente. Molti cittadini mi chiedevano perché dovremmo votare Zedda se ha lo stesso obiettivo di tutti gli altri candidati presidente: abbattere l’Ats, e prendere le distanze dalla sanità di Arru, come se fossi stato un delinquente. Zedda non conosce la sanità. Ha fatto dichiarazioni superficiali, con clamorosi errori, sostanziali. Prima mi ero imposto il silenzio durante la campagna elettorale, adesso lo dico in modo aperto. Zedda non ha fatto un accenno nel programma a quello fatto dalla giunta Pigliaru, come se avesse dovuto vergognarsi. Non ha parlato della lotta alla peste suina. Non ha fatto cenno alle politiche di welfare. La Sardegna è seconda in Italia come finanziamento pro capite per il welfare. In un momento di crisi economica abbiamo tutelato i più deboli, i disabili».

Ma non c’era solo Zedda a criticarla. A dire il vero tutti chiedono una controriforma della sanità.
«È stata fatta in modo strumentale una campagna contro la riforma. Senza una reale volontà di capirla. Molti hanno criticato l’Asl unica. Peccato che la abbia realizzata dopo di noi anche il Lazio e in Italia la tendenza sia questa. Anche il programma dei 5 Stelle andava in quella direzione. Il problema è che i primi effetti della Asl Unica si vedranno tra qualche tempo. È stato un processo molto complesso di fusione per incorporazione. Un processo lungo. Mi chiedo dove sia lo sfascio di cui molti parlano. Al contrario abbiamo evitato il blocco del turnover per 5 anni, l’aumento delle tasse, l’imposizione dei ticket. Non ci sono stati tagli. E le difficoltà, come l’acquisizione dei farmaci è temporanea e legata ai tempi di attuazione degli effetti della centrale unica di acquisto».

Lei tesse le lodi della sua riforma, ma la sua stessa maggioranza l’ha criticata in modo duro.
«Il cambiamento porta degli choc, questo è vero. Ed è vero anche che mi hanno lasciato solo. Mi sparavano addosso gli stessi consiglieri della maggioranza. Gli stessi che in aula hanno votato la riforma. Gli stessi che chiedevano le mie dimissioni. È stato un martellamento continuo».

Si sente la vittima di questa riforma?
«No. Ma non accetto la lettura strumentale che qualcuno ha voluto dare. Si è parlato di macelleria sociale. Un termine inaccettabile e falso. Non abbiamo chiuso reparti, né ospedali. Ho sostenuto, e sostengo, come medico che farsi operare per tumore in un centro che non ha abbastanza casi non sia un buon servizio per il cittadino. Ma non significa tagliare servizi. Significa migliorarli. E lo abbiamo fatto con azioni concrete. Stanno per assumere 40 persone per rinforzare i pronto soccorso. E anche sul Decreto ministeriale 70, (quello che impone gli standard per i posti letto e per i reparti in base alla popolazione), l’accusa che ci è stata fatta è di dare troppa offerta con la riforma e non di tagliarla».

Ma allora perché si vuole ritornare alle otto Asl?
«Perché si ha nostalgia della lottizzazione politica. Basta vedere lo spoil system che si sta per applicare».

Ma qualcosa lei l’avrà sbagliata?
«Certo. Ho fatto tanti sbagli. Forse sarebbe stato meglio avere due binari, uno per costruire l’Asl unica, l’altro per tamponare l’emergenza. Ma sono convinto che il cambiamento fosse indispensabile e vada sostenuto. Raggiungeremo degli obiettivi a breve, saranno i primi effetti della riforma. Che già ne produce alcuni. Un altro errore che abbiamo fatto è stato non parlare abbastanza con la gente. A Sorgono ho preso 70 voti. Ero convinto mi tirassero i pomodori addosso. Ho parlato nel paese della riforma, ne hanno capito l’importanza».

Continuerà a fare politica?
«Certo. È un obbligo nei confronti degli oltre 2200 sardi che mi hanno votato. A Nuoro l’affetto della gente mi ha travolto. Sono loro lo stimolo per il cambiamento. Il Pd ha pagato le conseguenze delle sue divisioni. Ora siamo davanti a un progetto di riforma che con Zingaretti, che ho sostenuto e votato, arriverà a una nuova fase. Si ragionerà sui problemi della gente. Oggi viviamo una fase complessa che richiede responsabilità e noi siamo pronti».

Mi pare di capire che lei non consideri Massimo Zedda il leader del centrosinistra.
«Io sono stato utilizzato come capro espiatorio. Mi hanno attaccato sia il leader del centrodestra, Matteo Salvini, sia quello del centrosinistra. So di essere controcorrente, ma mi aspetto che la leadership vada al di là dell’immagine mediatica, e si sostanzi con principi, valori e preparazione

tipiche della tradizione culturale cattolica e progressista, caratteristiche che non ho trovato e non trovo in Zedda, soprattutto dopo che ho conosciuto il carisma di Renato Soru e la competenza di Francesco Pigliaru».

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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