«La mia Carolina, ferita nel suo intimo»

La storia di Carolina Picchio potrebbe succedere, e purtroppo succede, a tanti ragazzi. Durante una festa, secondo la ricostruzione degli inquirenti organizzata ad hoc per “colpire” la ragazza rea di...

La storia di Carolina Picchio potrebbe succedere, e purtroppo succede, a tanti ragazzi. Durante una festa, secondo la ricostruzione degli inquirenti organizzata ad hoc per “colpire” la ragazza rea di essere una “vincente”, Carolina beve troppo e sta male. Invece di soccorrerla alcuni dei presenti approfittano del suo stato di incoscienza per girare dei video in cui mimano atti sessuali, la deridono. E poi li diffondono su chat e social, facendoli diventare in pochi giorni virali e attirando insulti e minacce alla ragazza che, alla fine, si toglie la vita. «Mia figlia – ha detto Paolo Picchio – era una ragazza vincente, una sportiva, una ragazza dalla grande profondità. Carolina era una ragazza forte ma è stata perforata nella sua intimità. La sua lucida intelligenza traspare dalle parole che ha lasciato prima di morire, rivolte a chi l’ha portata a questo gesto: “Ciao ragazzi grazie del vostro bullismo, volevo lasciarvi un ultimo saluto. Bullismo? Tutto qui? Le parole fanno più male delle botte”. Spero che adesso siate tutti più sensibili alle parole. Ragazzi ognuno di voi ha per le mani dei mezzi che vi danno grande potere, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Se qualcuno vi punisce, vi frega o vi insulta dovete essere i primi a dirlo. Se non avete qualcuno con cui confidarvi andate in corto circuito: ecco perché è fondamentale parlare, confidarsi, parlare con i propri genitori e con gli amici. Ricordatevi che tutto quello che postate è parte della vostra vita. Ragazzi pensate prima di postare qualsiasi
cosa sui social. Gli strumenti tecnologici vi hanno tolto le emozioni, vi hanno tolto la gioia di vivere la realtà. E il primo sintomo della sofferenza è l’isolamento: pensate a volervi bene e amare voi stessi: non potete avere rispetto dell’altro se non ne avete di voi stessi».


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