Le cause: i tagli e i trasporti inadeguati

I sindacati sollecitano deroghe per non chiudere i presìdi nei piccoli Comuni

SASSARI. La parola d’ordine è dimensionamento. L’isola da tempo chiede che i parametri stabiliti a livello nazionale vengano derogati per venire incontro alle esigenze di un’isola che si spopola e alle prese con una emorragia di studenti che, benché tamponata negli ultimi anni, non si riesce ad arrestare. I sindacati sono compatti e viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda rispetto alla politica. O meglio, rispetto a quella degli ultimi cinque anni. Cgil, Cisl e Uil, nel denunciare la fuga dei ragazzi dalle aule, hanno messo in fila le cause: la chiusura di molti istituti legato al basso numero di iscritti soprattutto nelle zone interne e i conseguenti accorpamenti in centri più popolati, il sistema di trasporti a singhiozzo o inadeguato che scoraggia i ragazzi, spesso obbligati a fare un vero e proprio tour de force dal primissimo mattino sino al tardo pomeriggio per arrivare a scuola e poi rientrare a casa, la carenza di “tempo pieno” con scuole aperte anche il pomeriggio per ospitare laboratori, corsi di approfondimento mirati a migliorare la preparazione dei ragazzi sostenendoli nello studio e contemporaneamente favorire la socializzazione. Perché, si sa, il senso di aggregazione è un sentimento in grado di spingere anche i più svogliati a frequentare le lezioni. Con il progetto Tutti a iscol@ la precedente giunta regionale ha lavorato proprio in questa direzione con risultati considerati positivi. Ma è chiaro che non basta. L’appello al ministro Bussetti viene ripetuto ciclicamente: le regole non devono essere uguali per tutti ma adeguate alle singole realtà. E la Sardegna, che si spopola nelle zone interne, ha bisogno di mantenere le scuole aperte anche
nei piccoli centri, autorizzando classi meno numerose. Servirebbe una legge regionale sulla scuola: da anni se ne parla ma è sempre rimasta sulla carta. Ora si tratta di capire quale atteggiamento avrà il nuovo, non ancora nominato, responsabile regionale dell’Istruzione. (si. sa.)

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