Consorzio agrario, presto altri 23 licenziamenti

L’annuncio del Cda dell’azienda e della controllata Agrisardegna: «Costretti dalla riduzione di fatturato»

CAGLIARI. Prosegue la dieta forzata del Consorzio agrario di Sardegna. Al centro di una crisi che non sembra avere fine (situazione che non sembra interessare più di tanto la politica), con una lettera indirizzata a sindacati e organi regionali, il presidente del Cda del Consorzio, Giancarlo Picciau, e quello del Cda della controllata Agrisardegna, Luigi Vincis, comunicano di avere avviato la seconda procedura di riduzione del personale, con altri 23 licenziamenti tra le 78 unità presenti (73 del Consorzio e 5 di Agrisardegna), dopo i 17 esodi dei mesi scorsi che avevano già alleggerito l’organico.

Se non si dovesse raggiungere un accordo, per la scelta si ricorrerà ai criteri dell’anzianità e dei carichi di famiglia, da integrarsi con esigenze tecnico produttive e tecnico-organizzative. Esclusi dalla procedura oltre al direttore generale saranno le figure apicali dei quattro macrosettori e il personale più qualificato del settore amministrativo.

Nei suoi primi 98 anni (nacque nel 1921) il Consorzio è stato una realtà importantissima con fatturati che nel 2012 sono giunti a oltre 90 milioni, quindi un crollo che i Cda attribuiscono alle «conseguenze degli effetti della pesante crisi economica e finanziaria, particolarmente intensa negli ultimi anni». Una crisi che però non sembra sufficiente a spiegare come mai nel 2018 il fatturato sia arrivato a circa 9 milioni di euro, mentre l’anno prima fu di 46 milioni, praticamente dimezzato dal 2012. La scorsa estate è stata chiusa anche quella di Oristano, dimezzati i punti vendita. Lo scorso novembre i primi 17 licenziamenti (hanno accettato la proposta della società).

Consorzio e Agrisardegna affermano che «la drastica e inaspettata riduzione del fatturato, dovuta anche alla chiusura delle linee di credito da parte degli istituti bancari e dei principali fornitori (e ci sarebbe da chiedersi perché, ndc) ha modificato il contesto rendendo non più procrastinabile l’adozione di importanti misure di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale». Due mesi la nuova richiesta di concordato preventivo in continuità aziendale e senza riserva al tribunale di Cagliari, con un piano di risanamento.

«Abbiamo esaurito la possibilità di ricorrere ai contratti di solidarietà, sono stati incentivati 17 esodi ma resta l’esigenza di concentrare le risorse disponibili sui settori più strategici e produttivi» spiegano Picciau e Vincis. A pagare saranno in 23. (a.palm.)
 

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