La filosofia di Siddùra: vini e territorio

Ruggero, ad della cantina di Luogosanto: siamo attenti ai cambiamenti climatici

VERONA. L’ambiente e il territorio, i luoghi dove nascono i vini, il patrimonio immateriale di storia e tradizioni. Dalla Gallura verso il mondo, con un occhio di riguardo ai mercati più che emergenti dell’Estremo Oriente. La cantina Siddùra di Luogosanto ha presentato al Vinitaly 2019 una filosofia che punta alla piena consapevolezza delle caratteristiche del microclima come elemento fondamentale per produrre vini internazionali e di qualità. «Il terroir è la caratteristica principale dei nostri vini – afferma Massimo Ruggero, amministratore delegato della cantina sarda –. Il vino non è altro che la spremitura dell’uva che si è nutrita del terreno, esattamente come il microclima è semplicemente la sintesi dell’habitat naturale che ospita le piante. Siddùra è attenta e sensibile ai cambiamenti climatici che vengono studiati attraverso un sistema di mappatura». La geolocalizzazione del singolo vitigno ha consentito all’azienda di creare dei vini legati in maniera indissolubile alla vallata di Siddùra: solo in quel preciso poggio o in quel determinato pianoro potrà crescere un vino con le stesse caratteristiche di quello imbottigliato dalla cantina di Luogosanto. La singolarità di questi fattori determina, oltre i valori economici, quel patrimonio naturale e il know how che può rappresentare il valore aggiunto per conquistare i mercati emergenti, in particolare quelli dell’Estremo Oriente sempre più attenti ai fattori ambientali e climatici che rendono unico un vino. Si propone un modello della Sardegna, isola della longevità, che si fonda su un ambiente unico e incontaminato, favorito da tratti caratteristici che incidono sui suoi vini. Oltre al Cannonau, il vino dei “Centenari”, Siddùra promuove una gamma di etichette capaci di abbracciare ogni aspetto della vita del suo territorio. «Le analisi del terroir e del microclima svelano quali fattori condizioneranno la vita del vino
in futuro e rappresentano la chiave di svolta della vinificazione – spiega Ruggero –. Negli ultimi anni, inoltre, la cantina ha iniziato a catalogare le erbe spontanee che caratterizzano la zona e che influenzano i profumi, i sapori e le consistenze delle uve e dunque dei nostri vini».

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