Faida in Sardegna 20Venti Giunta Solinas bloccata

La disputa nel movimento è fra Stefano Tunis, Domenico Gallus e Pietro Moro Litigano per le deleghe all’industria e ai trasporti. Il governatore fa da paciere

CAGLIARI. Sardegna 20.Venti potrebbe fermarsi, schiantarsi, addirittura otto mesi prima dell’anno stampato sul marchio di fabbrica. Sta per svanire nel nulla. Con il presidente della Regione, Christian Solinas, tirato dentro l’ennesimo buco nero del centrodestra ed è anche per questo che una Giunta ancora non esiste.

Dimezzato. Fondato dal politico e manager, o dal manager-politico, Stefano Tunis, che cinque anni fa era un rampante di Forza Italia, il movimento dei sindaci del centrodestra sembra essere arrivato al capolinea. All’improvviso, o forse no, Sardegna 20.Venti è finita travolta da una faida. È esplosa da giorni fra lo stesso capoclasse, Tunis, figlioccio del senatore berlusconiano Emilio Floris, e gli altri due consiglieri eletti dalla lista civica. Sono i sindaci Domenico Gallus, Paulilatino, e Pietro Moro, Laerru, che dalle loro parti, come Tunis a Cagliari, hanno fatto davvero il pieno elettorale.

Trionfo e declino. Messa assieme a febbraio con un bel po’ di nomi nuovi ma anche consumati navigatori, quelli tra l’altro esperti in cambi di casacca, la lista ha chiuso le Regionali con quasi 30mila voti. Che valgono un bel 4 per cento abbondante e soprattutto il sesto posto assoluto fra gli undici partiti del centrodestra, sorpassando persino l’Udc di Giorgio Oppi e l’Uds di Mariolino Floris, due colossi. Ma all’indomani dell’abbuffata e quando doveva passare solo all’incasso, designando l’assessore che gli spettava, nel movimento s’è consumato il patatrac. Stefano Tunis alle trattative s’è presentato con un nome – pare quello di Annalisa Aru, ex dirigente Saras – per la delega all’industria. Però sorpresi dalla fuga in avanti del capoclasse, Gallus e Moro quella candidatura l’hanno bocciata: non era stata concordata.

Separati in casa. Così, dall’inizio della legislatura, Tunis è rimasto da solo e s’è iscritto al gruppo Misto, mentre Gallus e Moro stanno pensando di andare avanti in autonomia. Potrebbero unirsi agli eletti di Sardegna civica-Fortza Paris, Roberto Caredda e Valerio De Giorgi, o rinforzare qualche altro gruppo consolidato. In qualunque modo andrà a finire la storia, da giorni le due fazioni sono entrambe in corsa per uno/due assessorati. Oltre all’industria, in palio ci sono anche i trasporti. E infatti, quasi nello stesso momento ma con una gran voglia di sgomitare, i gruppetti si sono precipitati a confermare «piena fiducia nelle scelte di Solinas».

Sfida in campo aperto. Però dopo questo siparietto da libro Cuore, hanno ripreso a bastonarsi. Tunis ha detto: «Entrare in Consiglio con una lista e poi voler costituire altri gruppi solo per questioni personali, non ha nulla a che vedere con la nuova politica, quella della trasparenza». Gallus di rimando: «Chi pretende lealtà dev’essere il primo a garantirla. Io e Moro non ci siamo iscritti ancora da nessuna parte, mentre è stato un altro ad abbandonare in fretta Sardegna 20.Venti aderendo al Misto. Invece noi ci crediamo ancora e faremo di tutto per non farla svanire». Se non fosse che questa
diatriba ha finito per coinvolgere anche il governatore Solinas, potrebbe essere liquidata come un battibecco fra troppi galli. Invece è una tragedia. Se la Sardegna non ha ancora un governo a quasi due mesi dalle elezioni la colpa è anche, o soprattutto, dell’ormai ex Sardegna 20.Venti.

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