La ministra Grillo: «Farò il possibile per dare un aiuto a Paolo»

La ministra della Salute chiama la famiglia Palumbo e apre alla sperimentazione. Rimangono elevate le difficoltà burocratiche e finanziarie per il progetto

ORISTANO. La telefonata tra il ministro della salute Giulia Grillo e la famiglia di Paolo Palumbo c’è stata. Non è stata sempre serena, ma alla fine un risultato lo ha portato a casa. Il ministero attraverso l’Istituto Superiore di Sanità, ha attivato i due canali praticabili per consentire anche a Paolo di avviare il percorso che potrebbe portarlo a sperimentare la terapia messa in piedi dalla società americana Brainstorm.

Due sono le strade che sono state individuate al termine di un confronto, a tratti acceso, sempre appassionato, mai formale tra la ministra e la famiglia. Infatti insieme a Paolo, che subissava di domande la ministra c’erano anche il fratello Rosario e il padre Marco, entrambi in prima fila per dare una speranza al giovane chef oristanese.

Il ministero, che per gli aspetti diplomatici ha lasciato il campo allo stesso premier Giuseppe Conte, ha promesso di attivare tutte le sue energie per avviare un dialogo con il governo israeliano e favorire così l’ingresso di Paolo in Israele e in alternativa di favorire l’applicazione della terapia per uso compassionevole nel nostro paese.

Lo stesso ministero ha chiesto al medico che sta curando Paolo, il neurologo cagliaritano Vincenzo Mascia, una relazione dettagliata sulla trasportabilità del paziente, sulla sua capacità di affrontare un viaggio che si prospetta non semplice e breve. La relazione dovrebbe essere inviata questa settimana, e sarà favorevole.

L’impegno del ministro della salute e della stessa presidenza del consiglio, insieme a quello del presidente della Regione Solinas, potrebbe produrre risultati inaspettati nel volgere di poche settimane.

Per Paolo potrebbe aprirsi veramente la possibilità di recarsi in Israele, a Gerusalemme, presso l’Hadassah Medical Center, il grande e conosciuto centro universitario gerosolimitano con oltre 1000 posti letto che sta sperimentando il prodotto, anche se ormai sarebbe più opportuno definirlo farmaco, realizzato dalla Brainstorm. La società statunitense ha infatti brevettato una piattaforma tecnologica, la NurOwn in grado di trattare le cellule staminali prelevate dal midollo osseo delle stesso paziente, trasformarle in cellule totipotenti (cioè con una capacità di svilupparsi nell’organismo elevata) e reimpiantarle nello stesso donatore. In pratica si tratterebbe di un trapianto autologo di staminali. Il processo clinico non sarebbe in ogni caso né semplice né breve. Paolo dovrebbe stare in Israele per almeno tre mesi, con periodiche verifiche in ospedale e ricoveri obbligatori per qualsivoglia imprevisto di natura sanitaria. Il protocollo che i medici dell’Hadassah applicherebbero al paziente oristanese sarebbe simile rispetto a quello applicato ad altri pazienti. Anche i medici dell’ospedale sarebbero interessati a curare Paolo, vista la giovane età e l’accelerato livello di progressione della patologia. «Ho visto persone in sedia a rotelle con la sla che dopo i primi cicli di terapia erano in grado di alzarsi e fare la fisioterapia in piedi», ha detto Paolo alla ministra. «Noi abbiamo mosso tutte le nostre risorse. Gli israeliani sono pronti a estendere la sperimentazione a cinque pazienti in più. Uno di questi potrei essere io».

Il viaggio nel paese della stella di David ha
un costo elevato, tra quelli legati alla parte medico-scientifica e quelli della tradizionale assistenza sanitaria. Costi che nessun privato è in grado di affrontare, ma che potrebbero essere superati con uno sforzo collettivo delle istituzioni.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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