Il vino, modello di crescita per la Sardegna

Il successo dei vini sardi nell’ultima fiera di Verona ha molte implicazioni. La medaglia assegnata al Cannonau di Monti ha il suo rovescio: il rammarico per il ritardo con cui si ottiene il riconoscimento che poteva arrivare prima e in modo molto, ma molto più esteso. E tuttavia quel premio alla Cantina Tani ha assunto un valore simbolico, allude al riscatto che può cominciare da lì.

Sfortunatamente la politica non ha creduto abbastanza alla produzione agroalimentare nell'isola, confidando nel soccorso ordinario UE per colmare il grave ritardo. Un'attenzione strutturale per le campagne e più risorse avrebbero assicurato uno sviluppo di lunga durata. Si è invece deciso di impiegare la gran parte dei soldi per soddisfare attese di pochi, basta leggere la storia della Rinascita dagli esiti frustranti.

La montagna di lire per l'industria chimica ha procurato effimeri vantaggi occupazionali e una alterazione irreversibile di territori speciali, e persistenti contraccolpi sociali.Giovani già pronti per fare impresa sono stati incoraggiati a lasciare le attività nei campi per produrre fenolo e PVC. La fabbrica = il progresso. La modernità evocata in tutti i modi, nulla a che vedere con la pastorizia premoderna! "Bogadi su gambale po ballare su twist" - cantava Benito Urgu nei primi anni Sessanta. Non si smetterà di pagare per quelle scelte contronatura e sfuggite a ogni controllo: a PortoTorres, Sarroch, PortoVesme, Ottana. Dove nel giro di una trentina d'anni sono venute meno primarie tutele costituzionali: lavoro, ambiente- paesaggio, salute.

Auguri a chi crede nella catarsi delle bonifiche.I finanziamenti alla chimica (si fa per dire) sottratti al più ragionevole sostegno di sguarnite attività nelle campagne. E chissà come sarebbe andata sotto il sole di Sardegna con qualche mezzo in più, visti i risultati nei recenti confronti: conseguiti da vino e olio grazie all'impegno lungimirante di piccole aziende. Come la migliore produzione casearia, assicurata da artigiani, a dispetto di chi incoraggiava a puntare tutto sul pecorino romano (come dire il vino in brik da uve raccolte alla rinfusa - spiega qualcuno).

Sarebbe invece servito sostenerla l'innovazione in agricoltura, luogo per luogo: l'antidoto allo spopolamento dei paesi lontani dal mare.Ne avrebbero beneficiato i paesaggi penalizzati dalla sovrabbondanza di terre incolte. Per cui è urgente la tutela delle aree agricole. Indispensabile impedirne la sottovalutazione e la svendita: come sanno a Vallermosa, Bitti, Decimoputzu, Villasor, Giave, Arborea, San Quirico, Olzai, ecc. Le cui popolazioni sono da un po' in lotta contro i programmi di sfruttamento di risorse (sole-vento-sottosuolo) in danno di preziosi habitat naturali.Ma servirà progettare i nuovi paesaggi dell'agricoltura puntando sulla qualità delle produzioni (quale regione è più adatta della Sardegna alla coltivazione biologica?).

In questo quadro stanno con un'attenzione crescente i territori del vino. Un valore resistente nel Paese, tappe di esigenti viaggiatori da tutto il mondo. Chianti, Cinque Terre, Langhe, Monferrato, Franciacorta, Collio, ecc. sono paesaggi in grado di evocare un amalgama di suggestioni. "Il vino è il canto della terra verso il cielo", diceva Luigi Veronelli. Spiegando che il vino migliore viene in posti belli. La premiata Gallura - appunto - sta in quella lista di prestigiosi scenari.

Penso alle vigne ricavate nelle pause tra i boschi, specialmente nel magico epicentro tra Tempio, Berchidda, Monti, Luogosanto con diramazioni verso il mare. Dove si può fare accoglienza meglio che nelle rive.L' investimento in Vermentino è sicuro perché, come sanno a Montalcino, il pregiato Brunello non è delocalizzabile dalla Val D'Orcia. Una filiera per fare alluminio si può spostare dove più conviene, ma la Malvasia di Bosa si può produrre solo lì, in quei

pochi ettari di terra molto speciale della Planargia. Ci rifletta la nuova assessora all' Agricoltura. Nei prossimi anni conterà la biodiversità: il tasso giusto di biodiversità che una terra o ce l'ha o non ce l'ha. E, come il coraggio dio don Abbondio, se non ce l'ha non se lo può dare.

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