Reddito di cittadinanza: la carica dei furbetti sul sito Inps

La pagina Fb dell'ente che aiuta gli utenti è lo spaccato dell'Italia che si arrangia

Era un azzardo sin dall'inizio. L'idea di dialogare sui social network con i cittadini a caccia di informazioni sul reddito di cittadinanza non passerà alla storia. Anche perché la memoria collettiva degli utenti di Facebook sarà occupata per molto tempo da quanto accade nella pagina "Inps per la famiglia". Uno spazio nato per rispondere ai dubbi degli italiani, tra cui ovviamente tantissimi sardi, ma rapidamente trasformato nel glossario delle situazioni in cui ci si può imbattere navigando sui social, specialmente Facebook.

Nella "twilight zone" dell'Inps può accadere qualsiasi cosa, che poi è il mantra del social di Menlo Park dove si possono insultare le minoranze, diffondere teorie strampalate sulla terra piatta e sostenere bufale sui vaccini. Ecco perché, forse, Facebook non era il posto adatto in cui discutere un argomento delicato come il reddito di cittadinanza. La conferma è arrivata a stretto giro di chat. E ha tirato in ballo anche i social media manager scelti dall'Inps per rispondere ai cittadini: imperdonabili screanzati secondo alcuni, geni del "blast" (la risposta senza appelli che prevede la demolizione dell'interlocutore) secondo altri.

Le richieste improbabili. Per dare un'idea di quello che può accadere nella pagina dell'Inps è sufficiente citare il commento di un utente senza peli sulla lingua, ma con un debito con lo Stato. La domanda è questa, nella sua forma originale : «Io lavoro in nero posso richiedere l'assegno mia moglie non lavora come posso fare». Per comprendere il senso del quesito non è nemmeno necessario tradurlo in italiano, basta immaginare qualche virgola qua e là, un punto interrogativo e il gioco è fatto. Ovviamente i social media manager dell'Inps hanno risposto nell'unico modo possibile: «Siamo funzionari dell'Inps, se scrive che lavora in nero dobbiamo denunciarla». A questo punto sorge il dubbio: è una richiesta vera oppure è un troll (un utente che esagera di proposito per disturbare le comunicazioni)? Un dubbio che perde un po' di consistenza quando una donna chiede informazioni per il figlio, cuore di mamma: «Non ha mai lavorato legalmente, cose deve fare per avere il reddito?». La risposta dell'Inps, ovviamente, è molto simile a quella fornita all'utente che si è autodenunciato con l'aggiunta di un dettaglio: «Se lavora in nero e chiede il reddito di cittadinanza rischia sino a 6 anni di reclusione».

Pin e spid. Si tratta, in poche parole, dei codici di riconoscimento che permettono agli utenti di monitorare lo stato di avanzamento delle domande relative al reddito di cittadinanza. Per ottenerli si dovrebbe andare nel sito del reddito di cittadinanza e seguire le istruzioni. Nella realtà dei social, però, è molto più facile chiederli direttamente a "Inps per la famiglia". Magari non come ha fatto un'utente particolarmente distratta: «Inserisco codice fiscale e Pin ma non riesco ad accedere. Quando lo faccio nel sito dell'agenzia delle entrate, invece, funziona». Risposta "blast": «Allora è il Pin dell'Agenzia delle entrate, non quello dell'Inps». Logico, eppure...

I pentiti. Ci sono anche loro nell'elenco di chi fa domanda, anche se forse non per molto tempo. Un esempio è quello di un richiedente che si lamenta dopo aver capito a cosa andrebbe incontro: «87 euro al mese. Sarà il mio reddito definitivo?» Risposta dell'Inps: «Sì». Controdomanda dell'utente sedotto e abbandonato: «Come si fa a rinunciare al reddito?». E tanti saluti a tutti.

I sardi disorientati. Sono tanti, il che dimostra come la misure non sia stata compresa fino in fondo. Dall'isola Pino chiede come possa fare a sapere se la sua domanda sia stata presentata. Dall'Inps rispondono con delicatezza: «La deve aver presentata lei». Marco, anche lui sardo, scrive di avere due invalidi nel nucleo familiare, di essere in possesso di tutta la documentazione ma di non sapere cosa fare. L'Inps risponde anche in questo caso: «Deve presentare la domanda». E poi ci sono quelli che diffondono dati sensibili come fossero auguri di Pasqua. Reddito, situazione immobiliare, stato di famiglia e altri dettagli privati di tante famiglie isolane finiscono in bella vista su una pagina visitata da milioni di persone. E spesso, purtroppo, sono situazioni complicate che andrebbero trattate con più delicatezza

di quanto si possa fare nella sconfinata piazza di Facebook. Chissà, forse dall'Inps ora aspettano un'altra domanda, quasi definitiva: si sarebbe potuta evitare l'autogogna per migliaia di cittadini? Per rispondere non c'è bisogno di balstare nessuno perché sì, si sarebbe dovuta evitare.

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