Legambiente: Eurallumina, prima le bonifiche

La creazione di un nuovo impianto non può prescindere dal disinquinamento dell’area di Portoscuso

PORTOSCUSO. I lavoratori di Eurallumina hanno diritto a una occupazione in un ambiente risanato. E non si ritiene accettabile «che il territorio di Portoscuso venga considerato condannato alla compromissione irreversibile, e che alla situazione di inquinamento diffuso si proponga di aggiungere altri impianti inquinanti». Sono i caposaldi delle osservazioni elaborate da Legambiente in relazione al progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina proposto dalla proprietà dell’industria. «La documentazione della Vis (Valutazione di impatto sanitario) appare inadeguata e inaccettabile dal momento che non si rapporta alla drammaticità della situazione di inquinamento diffuso nel territorio» scrivono gli ambientalisti.

E ancora: «Per l’area di Portoscuso tutte le analisi evidenziano la situazione cumulata del complesso dei fattori di inquinamento diffuso su aria, acqua e suolo conseguente ai ritardi decennali nelle attività di bonifica. La priorità assoluta è il disinquinamento del territorio attraverso la bonifica radicale delle falde, dei suoli e dell’intero territorio». Molto discutibile viene considerato il concetto espresso nella Vis secondo cui «un nuovo stabilimento Eurallumina facendo aumentare il tenore di vita dei lavoratori può avere un effetto positivo anche dal punto di vista sanitario».

Secondo Legambiente Sardegna, che precisa di comprendere il forte disagio sociale che il blocco della produzione nel 2008 ha provocato in centinaia di lavoratori, a cui si è aggiunto nel 2012 il fermo produttivo dell’Alcoa, foriero di tensione sociale che coinvolge centinaia di famiglie», il progetto di ampliamento della Eurallumina «appare contraddittorio con la strategia espressa nella proposta di Piano nazionale integrato per l’energia e il clima approvato dal Governo.

Ma la tensione è provocata anche «dalla situazione di forte inquinamento che investe l’area industriale da decenni. A una lettura attenta della Vis si rileva però che tutte le valutazioni sono svolte non tenendo conto del contesto dell’area industriale. Infatti non viene descritto e documentato il territorio nel quale lo stabilimento è inserito, quasi che non fosse ubicato in una zona già altamente inquinata come attestato da numerosi provvedimenti. Infatti le analisi probabilistiche sugli effetti positivi o negativi dello stabilimento sono basate solamente sulle future emissioni in atmosfera». Gli ambientalisti propongono quindi «la bonifica dei siti inquinati che costituisce la priorità da cui non si può prescindere e da attuare in tempi stretti: non sono più accettabili i tempi del piano di risanamento di Portoscuso
ancora non concluso dopo oltre venti anni» e qualunque intervento deve essere subordinato alla realizzazione del disinquinamento della falda e dei suoli» al fine di giungere rapidamente al superamento dell’ordinanza di limitazione al consumo per i prodotti alimentari». (a.palmas)

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