Sulla scia di Francesco la chiesa riparte da migranti e donne

Monsignor Saba ricorda la situazione dei lavoratori Secur Nelle omelie anche i difficili rapporti tra genitori e figli

SASSARI. È la donna la principale destinataria del messaggio pasquale dei vescovi sardi. «A voi, mamme, addolorate e sofferenti, affido questo messaggio, come Gesù fece con Maria e la Maddalena: Cristo è vivo, è risorto, è con noi. Vedo in loro – dice monsignor Mosè Marcia, della diocesi di Nuoro – il volto della giovane madre di Nazareth che piange il figlio, il suo unico figlio innocente, dileggiato, assassinato in modo infamante». In questa madre «vedo una donna tutt’altro che passivamente remissiva o di una religiosità alienante – aggiunge Marcia – ma una donna forte soprattutto nella fede e nell’adesione totale al progetto di Dio».

Una figura femminile, che ripropone chiaramente la missione del cristiano nell’annunciare la Pasqua: «Creare speranza, rendere credibile il Cielo. Questo compito, però, è molto chiaro solo in teoria. In pratica – dice l’arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna – è messo in questione da un terribile interrogativo: è possibile dare speranza rendendo credibile il Cielo alle famiglie degli ultimi morti ammazzati? A tanti genitori, disperati per le scelte di trasgressione dei figli? A tanti giovani, che non trovano lavoro e hanno messo in aspettativa anche gli affetti più intimi e le speranze più comuni?».

«Ed è possibile – si chiede l’arcivescovo Gian Franco Saba, con un forte richiamo alla realtà del territorio di Sassari fatta in cattedrale – davanti all’angoscia dei lavoratori della Secur e alla situazione degli emigranti? Situazioni che – ha detto il presule turritano– richiamano l’intera Chiesa locale a un cammino di rinnovamento evangelico». «Nell’amore condiviso – dice Mauro Morfino, vescovo di Alghero – e nei pesi portati vicendevolmente possiamo tutti fare l’esperienza del cuore colmo della presenza dell’amore gratuito di Dio e della fraternità».

«La cultura incredula del secolo tecnologico ha bisogno – per Corrado Melis, vescovo di Ozieri – di cristiani frutti della Pasqua che con dedizione vivano instancabilmente la vita nella varietà delle espressioni e degli ideali». Padre Roberto Carboni, vescovo di Ales-Terralba invita a farsi «pellegrini di tenerezza verso coloro che soffrono a causa della solitudine, dell’indifferenza, dell’emarginazione». Per il vescovo di Lanusei, Antonello Mura, «è necessario ritrovare il coraggio di percorrere strade che nessuno ha ancora percorso, di pensare idee che nessuno ha ancora pensato, di coltivare una fede non ancora sperimentata».

Le processioni dell’Incontro, diffuse in tutta l’isola, sono una tradizione «ma come non vedere anche in essa – dice monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari – la fede di chi sa bene che il Risorto continua a camminare sulle nostre strade per incontrare sia chi fugge, sia chi cerca o semplicemente cammina triste?». «Se ci lasciamo riconquistare da Cristo – ne è sicuro Giovanni
Paolo Zedda, vescovo di Iglesias – la nostra vita sarà diversa. Non mancheranno le difficoltà, non saranno annullati gli ostacoli e le tentazioni, ma sapremo, nella giustizia che viene da Dio, basata sulla fede in Cristo Risorto, affrontare tutto con speranza e coraggio».



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