Rottamazione cartelle i fondi scippati ai Comuni

La manovra del Governo cancella i debiti sotto i mille euro per tributi non versati L’Anci: si crea un buco di bilancio. Piras, sindaca di Oniferi: un’offesa per chi paga 

SASSARI. È come la storia della coperta troppo corta: se tiri da una parte, lasci scoperto dall’altra. E se qualcuno è contento, qualcun altro avrà invece da lamentarsi. In questo caso, in cui di mezzo ci sono tasse e tributi da rottamare, a gioire sono i cittadini in ritardo con i pagamenti o evasori totali. A piangere sono invece le amministrazioni comunali che quegli importi non li incasseranno mai più e si ritroveranno a fare i conti con un buco, più o meno profondo, in bilancio. Il governo giallo verde l’ha ribattezzata “pace fiscale”, l’Anci meno poeticamente la chiama “gioco delle tre carte”. È il provvedimento rottamazione-ter che prevede da una parte lo stralcio di sanzioni e interessi sul debito maturato e la possibilità di pagare quanto dovuto con un piano rateale spalmato in 5 anni, dall’altra l’annullamento delle cartelle Equitalia sotto i mille euro. Tra queste rientrano i tributi comunali come la Tari (rifiuti), Imu e Ici. Ed è questo a mettere in allarme l’Anci: con questa manovra il Governo cancella i debiti dei cittadini ma crea un danno alle casse, desolatamente vuote, dei Comuni. L’arco di tempo oggetto del bonus è infatti molto esteso: potranno essere azzerate le cartelle emesse a partire dal 2000. Un esempio: per un piccolo Comune come Oniferi nel Nuorese, che ha affidato la riscossione dei tributi ad Equitalia sino al 2010, il provvedimento a firma Lega-M5s si traduce in crediti inesigibili per 70mila euro. La sindaca Stefania Piras parla di regalo da parte del Governo ai danni dei Comuni e nei confronti di chi i tributi li ha sempre pagati. «Una ingiustizia che rischia di vanificare l’operato delle amministrazioni che puntano a fare pagare tutti per pagare meno e dicono no all’assistenzialismo. È giusto aiutare chi non ce la fa, l’imprenditore come l’anziano in difficoltà devono essere sostenuti. Ma in questo caso il messaggio è sbagliato: i furbi la passano liscia perché tanto ci pensa il Governo. Con il rischio che chi sinora ha sempre pagato in maniera puntuale si senta beffato e smetta di versare quanto dovuto in attesa della prossima rottamazione». Il sindaco assicura che da quando il servizio di riscossione è stato esternalizzato, il numero di morosi è calato notevolmente: «E la crescita della platea di regolari comporta anche una riduzione degli importi per ciascuno. È la strada che vogliamo continuare a seguire».

L’Anci non è rimasta a guardare. Il presidente nazionale dell’Associazione dei Comuni Antonio Decaro, sindaco di Bari, ha scritto al Governo per manifestare il disappunto. «Il senso è questo: la rottamazione delle cartelle non si può fare sulle spalle dei Comuni», spiega il presidente regionale Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas. Che aggiunge: «Siamo favorevoli alla pace fiscale, è giusto andare incontro a chi non è riuscito a fare fronte ai pagamenti disponendo stralci, riduzioni e dilazioni nei pagamenti. Ma siamo contrari al gioco delle tre carte. I comuni hanno un buco di bilancio e questo buco deve essere ripianato. Se il governo decide di annullare i crediti sulla Tari, rendendoli inesigibili, deve intervenire in altro modo. Questo ha scritto Decaro: ai Comuni deve essere riconosciuta la quota di risorse che viene a mancare in seguito alla rottamazione delle cartelle. Sono risorse inserite nei bilanci sulle quali le amministrazioni fanno affidamento. Toglierle crea un danno ai piccoli come ai grossi centri perché obbliga a rinunciare a tutta una serie di iniziative a favore della collettività. Per questo i soldi devono rientrare oppure il Governo che toglie i fondi deve autorizzare di spalmare in 30 anni il buco in bilancio». Di risposte per ora neanche l’ombra: la rottamazione ter va avanti, c’è tempo sino al 30 aprile per la presentazione delle
domande e solo allora si conoscerà il numero di sardi che approfitteranno della possibilità offerta dal Governo. Ma i sindaci non mollano: sanno che il governo può dare risposte dopo molto tempo, come già accaduto sull’Imu. Quel che conta è che i soldi, prima o poi, ritornino a casa.

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