Rifiuti pericolosi a contatto con le falde

Selargius, discarica abusiva vicino al policlinico universitario: due denunce

SELARGIUS. In un terreno dalle parti del policlinico universitario, c’era una discarica abusiva con rifiuti di ogni genere, molti etichettati come nocivi e altamente inquinanti: fusti di olio per motori, eternit, inerti provenienti da demolizioni edili, vecchi pneumatici, plastica, vetro. Il tutto è stato trovato dagli uomini dell’ispettorato di Cagliari del corpo forestale in un terreno agricolo nel territorio di Selargius, in località “Muxuridda”, a ridosso del policlinico universitario di Monserrato. L’intera area interessata dal ritrovamento è stata sequestrata; la proprietaria, una 36enne di Cagliari, e il titolare di una ditta di movimento terra, un 46enne di Sestu, sono stati denunciati per inquinamento ambientale.

Gli uomini del corpo forestale di Cagliari, durante una delle ricorrenti ispezioni nelle campagne dell’hinterland cagliaritano, hanno individuato il terreno con evidenti segni di recenti movimentazioni del terreno. Tutta l'area è stata ispezionata e sono stati rinvenuti in superficie residui di plastica, vetro, eternit e altro materiale proveniente da demolizioni. Il particolare ha lasciato ipotizzare che altri rifiuti fossero interrati in quel punto. Il sostituto procuratore del tribunale di Cagliari Giangiacomo Pilia, cui fanno capo le indagini, ha emesso pertanto un decreto di ispezione sotterranea con apposite macchine da scavo, operazione effettuata ieri mattina con un escavatore e la collaborazione del personale dell’agenzia regionale Forestas.

Proprio come si temeva, lo scavo, effettuato sotto gli occhi dei forestali e spintosi in alcuni punti sino a sette metri di profondità, ha portato al ritrovamento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali di ogni genere, anche pericolosi, a diretto contatto sotterraneo con le falde acquifere. «L' attività investigativa sulla discarica proseguirà con la caratterizzazione dei rifiuti e il campionamento del suolo e delle acque sotterranee interessate dall'inquinamento – spiegano
i forestali – le analisi sono state affidate dalla magistratura ai tecnici dell’Arpas».

Le due persone coinvolte, la proprietaria del terreno e il titolare della ditta di movimento terra, rischiano una condanna massima a sei anni di reclusione e un'ammenda fino a 100mila euro.

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