Parte il bando sui vigneti l’isola dei vini si fa il lifting

Fondi europei per 4,5 milioni a disposizione per migliorie e conversione  Peretto (Laore): «Boccata d’ossigeno per un settore che punta sulla qualità»

SASSARI. Non può più puntare sulla quantità, ma l’isola dei vini, pluripremiata anche nel recente Vinitaly, può migliorare ulteriormente la qualità. Grazie anche a bandi come quello per la “Ristrutturazione e riconversione dei vigneti” varato dalla Regione con scadenza 31 maggio (annualità 2020). Le scelte del passato, politica delle estirpazioni e cessione di quote fuori dall’isola, non sono più rimediabili, e occorre prendere atto che con la normativa Ue che limita all’1% della superficie vitata la quota di accrescimento annuo permessa (per l’isola sono 266 ettari) non sarebbe pensabile ritornare ad avere 77 mila ettari coltivati a vite agli inizi degli anni 80 (ora sono quasi 27 mila): ci vorrebbe un secolo. Mentre il Veneto e il Piemonte hanno potuto accrescere le superfici vitate, la Sardegna ha fatto il loro gioco preferendo una logica rinunciataria. Ora può solo gestire al meglio il suo patrimonio.

Il bando. Quelli messi in campo dalla Regione sono fondi europei gestiti tramite Ocm vino (organizzazione comune di mercato), la misura che concede finanziamenti e contributi per i produttori vitivinicoli che opera con bandi annuali emessi dal ministero per le politiche agricole e dalla Regione, con contributi a fondo perduto in questo caso del 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 16mila euro a ettaro (22mila per aree di pregio). La dotazione finanziaria è pari a quasi 4.5 milioni di euro. Possono richiedere l’accesso agli aiuti imprenditori agricoli singoli o associati, organizzazioni di produttori del settore viticolo; società di persone e di capitali esercitanti attività agricola; consorzi di tutela dei vini Dop e Igp. E proprio i loro disciplinari individuano le aree di applicazione e i vitigni ammessi.

Spinta al settore. «Gli interventi ammessi comportano sempre la sostituzione con un nuovo vigneto che però deve trarre origine da una quota che il richiedente deve già possedere – spiega Renzo Peretto, esperto di Laore – Dal 2016 infatti è stata cancellata la possibilità di vendere il diritto di reimpianto. Sino ad allora chi aveva un ettaro di vigneto e decideva di dismettere l’attività poteva estirpare e cedere la quota». Non resta che puntare sulla qualità e i bandi per l’incremento sono sempre un successo «ma la presenza di situazioni di crisi aziendale rischia di far perdere comunque superfici vitate – dice Peretto – Ci sono cooperative che non vanno bene: a parte il 2017 e 2018, caratterizzate da gelate e peronospora, per cui c’era poca uva sul mercato e tutti coloro che ne avevano l’hanno venduta, nel 2015 e 2016 ci sono stati grossi problemi per i privati che non hanno rapporti fidelizzati con i trasformatori. Per questo, ben vengano i finanziamenti di bandi come questo, che consentono di abbattere i costi d’impianto».

L’utilizzo previsto. Peretto spiega che questi bandi «riescono sempre a finanziare tutte le richieste. Ci sono un prezziario e una graduatoria. Si tratta di un bell’aiuto al viticoltore e c’è una vera corsa per ottenere i fondi, così come quelli per l’acquisizione di quei 266 ettari annui in più di nuovi impianti». Come sono utilizzati? Per quanto riguarda la riconversione, ovvero il cambio di varietà, solitamente per la sostituzione con quelle ritenute di maggiore pregio enologico o commerciale per la valorizzazione di vini Dop o Igc. La richiesta per ristrutturazione senza cambio di varietà riguarda lo scasso, il livellamento del terreno, lo spietramento, l’acquisto di barbatelle e di impiantistica (ad esempio attrezzatura per l’irrigazione). Non è ammesso invece utilizzare i fondi per la normale manutenzione o il rinnovo di un vigneto giunto alla fine naturale di un ciclo, per la protezione da vandalismi e danni da animali o la protezione dalle intemperie.

Troppe aziende. Qual è l’obiettivo? «Certo non aumentare le quantità di produzione – dice Peretto – considerato che i disciplinari pongono limiti all’aumento della quantità che andrebbe a scapito della qualità. Che però si può migliorare e questo scopo rientra nella politica generale di aiuti all’agricoltura, tanto è vero che i fondi sono destinati solo ai vini di pregio». Isola sempre più apprezzata, quali le criticità? «La polverizzazione delle aziende. U report di Laore rivela che ce ne sono 39mila a fronte di oltre 26mila ettari. Cioè 29-30 mila aziende hanno
meno di mezzo ettaro. Le politiche comunitarie spesso sono frutto di una serie di compromessi che non guardano alle esigenze del piccolo e il sistema in atto probabilmente porterà a una riduzione di superfici e del nostro potenziale viticolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO: DAL WEB ALLE LIBRERIE

Come vendere un libro su Amazon e da Feltrinelli