WindTre, bocciata la cessione del call center

Ortega, Uilcom: «No dal tribunale di Milano al passaggio a Comdata di 400 lavoratori di Cagliari»

CAGLIARI. È nulla la cessione del ramo di azienda del call center di WindTre a Comdata: lo ha deciso ieri mattina il tribunale di Milano cancellando un'operazione che coinvolgeva 400 lavoratori cagliaritani insieme ad altri circa 500 impiegati nelle sedi di Genova e Palermo. Esultano i sindacati, come Uilcom Sardegna che per due anni, insieme alle altre sigle regionali del settore delle telecomunicazioni, ha cercato di contrastare la scelta aziendale: è proprio il suo segretario generale Tonino Ortega ad annunciare la decisione del tribunale lombardo che dà ragione a chi considerava questa manovra nel mondo delle telecomunicazioni come una sorta «di licenziamento annunciato dei lavoratori addetti al servizio di assistenza ai clienti 133».

Il problema emerse proprio in questi giorni del 2017 quando la decisione du annunciata ai sindacati e comunicata ai lavoratori un mese più tardi con un semplice tweet: «Faceva parte – ricorda il Ortega – del piano di ristrutturazione della nuova società nata dalla fusione di Wind e Tre, con investimenti previsti per un valore di 7 miliardi di euro in sei anni, che prevedeva tra l'altro la cessione in blocco dei circa 900 operatori addetti al numero 133 di assistenza telefonica».

Comdata è una multinazionale operante nel settore dei servizi alle imprese nelle aree dell'assistenza clienti, della gestione dei processi di back office e di gestione del credito e che dal 2016 è controllata dal fondo di private equity americano Carlyle group. È stata più volte al centro di vertenze in parecchie aree d’Italia per operazioni simili, situazioni di esubero, delocalizzazioni, tutti precedenti che facevano dubitare molto lavoratori e sindacalisti sul futuro dei 400 dipendenti sardi interessati.

«Con questa sentenza si aggiunge un ulteriore tassello che dimostra quello che come Uilcom abbiamo sempre dichiarato – commenta Ortega –: le cessioni di ramo d'azienda dei customer sono giuridicamente illegittime perché non è possibile che un ramo possa essere considerato funzionalmente autonomo. La giurisprudenza in materia di cessioni nel settore dei call center si è molto arricchita negli ultimi anni. Prima con il caso Vodafone, poi con il caso Fastweb e oggi con il caso WindTre, i giudici del lavoro hanno messo in evidenza un fatto di estrema importanza, che aiuta a comprendere la differenza tra operazioni “genuine” e quelle realizzate con l'intento di ridurre il costo del lavoro, dunque con finalità espulsive».

«La domanda che a questo punto bisogna porsi - aggiunge infine Ortega – è se un fenomeno di così
ampia portata possa continuare a essere discusso nelle aule di tribunale». Per la Uilcom quindi «è venuto il momento di cambiare legislazione in materia: il sindacato annuncia sin da ora un'iniziativa nazionale di raccolta firme da presentare in Parlamento». (a.palm.)



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